Nardò, stagione di raccolta finita: passi avanti e bilanci discordanti. Il vero nodo i trasporti ancora in mano ai caporali

Nardò – Un’altra stagione di raccolta nelle campagne dell’Arneo è alle spalle, e con la conclusione dell’attività dei braccianti stagionali sui terreni coltivati a pomodori e angurie, arrivano anche i bilanci sul sistema di accoglienza con la “Foresteria per lavoratori” di Masseria Boncuri, non più operativa dal 20 settembre scorso. Punti di vista diversi e contrastanti quelli sul funzionamento degli ottanta moduli abitativi. “Il campo – sottolineano dal Comune di Nardò – ha funzionato senza intoppi con due novità sostanziali che hanno caratterizzato la stagione 2018: la disciplina di accesso al campo solo per i lavoratori con regolare contratto nel comparto agricolo, e l’avvio del sistema sperimentale di trasporto dei braccianti da e per i luoghi di lavoro”. In realtà è stato questo uno dei nodi più discussi ed oggetto di incontri anche in Prefettura con la Regione chiamata a ad avviare il servizio togliendolo così dalle mani dei caporali,

Superata l’emergenza Per il sindaco Giuseppe Mellone “non esiste più il sistema emergenziale che per trent’anni ha vessato la città e i lavoratori”, “Chi ha avuto da ridire sulla struttura, sui costi, sulle regole ha sbagliato partita e dovrà rifare i conti”, conclude il capo dell’Amministrazione. Per il sindacato Cisl “circa il Regolamento, finito nei mesi scorsi sulla graticola, si rendono necessarie non solo delle modifiche nel testo, di natura stilistica o lessicale, una più complessiva riarticolazione dello stesso tale da poterlo rendere un vero e proprio Patto di accoglienza”, come commenta il  segretario leccese Antonio Nicolì circa l’operato a margine dell’ultimo tavolo tecnico svoltosi in Prefettura: “Per quanto attiene il servizio di trasporto dei migranti cogliamo positivamente quanto preannunciato dall’assessore Leo circa l’istituzione di tale servizio – dice Nicolì – così come l’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine finalizzate all’intercettazione di pratiche illecite. Per quanto riguarda il servizio mensa – conclude Nicolì – abbiamo sollecitato la messa in campo di misure d’urgenza come quelle suggerite dalla Caritas diocesana”.

L’esperimento trasporto “fallimentare” Di tutt’altro tenore le considerazioni del Cir (Centro italiano rifugiati) di Lecce e dell’associazione Meticcia, attive nel campo tra i lavoratori: “Non è tutto oro quello che luccica – dicono i due enti a proposito dei toni usati in fase di bilanci – e le questioni sul banco sono molteplici, complesse, connesse al sovrapporsi di livelli di tutela ed intervento che sempre richiederebbero di superare la totale estraneità dei lavoratori dai luoghi, dai tavoli, dalle persone, dalle sigle, dai processi, che si occupano della gestione politica della loro condizione”. Non basta quanto è stato fatto, sostengono gli operatori, che puntano i fari anche sul sistema trasporti: “Andrebbero verificati sui luoghi di lavoro orari, modalità di reclutamento, corresponsioni, accompagnamento sul posto di lavoro. La sperimentazione effettuata a partire da metà agosto e relativa al servizio bus, che avrebbe dovuto garantire l’accompagnamento sui luoghi di lavoro è stata del tutto fallimentare – sottolineano Cir e Meticcia – visto che nei campi si lavora solo previo accordo con i caporali, che hanno, fra gli altri, il business del trasporto e che ovviamente non arretrano di un passo se le strategie di contrasto individuate non risultano essere efficacemente strutturate. L’adesione spontanea del lavoratore – fanno notare – non appartiene ad un dato di realtà, perché scegliere semplicemente di utilizzare il bus avrebbe significato perdere ogni opportunità concreta di lavorare”.

 

 

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