Nardò, «scorie nucleari? Ma qui non si può»

NARDÒ. Torna a Nardò la paura del  nucleare: un sito di stoccaggio di scorie radioattive potrebbe sorgere nel cuore dell’Arneo. La città si mobilita e forze politiche e ambientaliste scendono in campo per contrastare l’ipotesi che potrebbe risultare priva di fondamentali requisiti, come sostiene il sindaco Marcello Risi. Di rischi simili si era parlato già nel 2011, due anni prima e nel 2008, sempre “a cura” dell’agenzia governativa Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari) che nei giorni scorsi ha consegnato all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la proposta di una “Carta delle aree potenzialmente idonee” ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi (circa 75mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e circa 15mila di rifiuti ad alta attività) e un parco tecnologico. Da sistemare le scorie delle centrali chiuse dopo il 1987 e tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti da attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.

Tra i siti idonei, secondo l’agenzia, c’è Nardò, più precisamente la vasta piana dell’Arneo, al confine con i comuni di Avetrana e Manduria in provincia di Taranto, ideale dal punto di vista geologico e geomorfologico, dato il bassissimo rischio sismico dell’area. Se l’area è idonea da un punto di vista geologico, lo è molto meno quanto ad impatto ambientale, sociale ed economico.

Gruppi associazioni e partiti si sono schierati contro (Fare verde, Andare oltre, Noi x Nardò, Fi, Pd, gli on. Marti (a destra) e Capone. Da rilevare che dal 12 novembre 2008, Nardò è pure “Città denuclearizzata”. Risi e l’assessore all’Ambiente Francesca De Pace (a sinistra) spazzano via i dubbi dati alla mano: «I criteri dell’Istituto superiore escludono la possibilità che depositi di rifiuti radioattivi possano essere collocati nel Comune. La guida tecnica n. 29 di Ispra del 4 giugno 2014, esclude le aree situate a meno di 5 Km dalla linea di costa ovvero ubicate a distanza maggiore ma a meno di 20 metri di altezza, parchi regionali, riserve naturali, siti di importanza comunitaria, zone di protezione speciale, aree che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati, quelle a distanza inferiore a 1 km da vie extraurbane principali, aree caratterizzate dalla presenza di attività industriali rilevanti».

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