Nardò: reflui, è scarico a mare

asso (7)Nardò. Il progetto di Regione e Aqp, così com’è, va rivisto e migliorato parecchio, ma la famigerata condotta sottomarina a Torre Inserraglio è oramai praticamente certo, si farà. Il Ministero dell’Ambiente giudica impraticabile la soluzione di convogliare nel canale Asso i reflui fognari.
Il Ministero dell’Ambiente, nel corso della riunione a Roma del 4 marzo, convocata dalla Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, ha preso atto dei problemi e delle criticità, quanto a rischi ambientali per il mare, che potrebbero derivare dalla condotta sottomarina a Torre Inserraglio, che Aqp e Regione Puglia vogliono realizzare per scaricare in mare i reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo, rischi segnalati da sempre dagli ambientalisti e fatti proprio del Comune di Nardò. Ma il Ministero ha mostrato chiaro l’orientamento a consentire la realizzazione della condotta sottomarina, riservandosi di decidere sull’eventuale necessità di attivare le procedura di esercizio del potere sostitutivo del governo (il famoso decreto “Sblocca Italia”) per accelerare la progettazione e realizzazione degli interventi per la gestione dei reflui fognari per Nardò e Porto Cesareo. Al tavolo tecnico, per il Comune neretino hanno partecipato l’assessore Mino Natalizio e l’ingegnere Nicola D’Alessandro.

Sia la Regione Puglia che l’Aqp hanno ribadito che la legge vigente non consente di individuare un recapito finale diverso dal mare, riproponendo la soluzione progettuale già individuata e cioè, la condotta sottomarina, lunga un chilometro, e le opere di collettamento dai depuratori di Nardò e Porto Cesareo. Il Ministero dell’Ambiente si è, tuttavia, dichiarato disponibile ad approfondire la soluzione proposta dal Comune di Nardò anche se oggi la stessa non è ritenuta praticabile. Nessuna deroga, a maggior ragione dopo le grandi esondazioni del torrente negli ultimi giorni di pioggia che hanno comportato l’allagamento di decine e decine di ettari di campi, molti in piena coltivazione, con danni notevoli anche per l’agricoltura neritina. Cinque famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni.

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