Racket, da Nardò la prima denuncia del 2014

carabinieri-arrestoNARDÒ.  In tutto il 2014, che sta ormai per finire, l’unica denuncia di una vittima del racket delle estorsioni è arrivata il 25 settembre da Nardò. Il segnale, se da un lato dimostra la volontà, sia pur largamente minoritaria, di resistere al racket criminale, dall’altro certifica che il sistema estorsivo agisce e prolifera nel silenzio più assoluto delle stesse vittime. Significativa in questo contesto la tempestività del comune di Nardò che si è subito schierato al fianco dell’imprenditore che ha saputo trovare il coraggio di reagire. “Esprimo vicinanza a nome mio personale e a nome dell’amministrazione comunale di Nardò all’imprenditore che rifiutando una richiesta estorsiva ha denunciato gli autori del reato, senza lasciarsi intimidire dalle minacce”: è sceso così in campo a fianco dell’ennesima vittima del racket e suo concittadino il Sindaco Marcello Risi, dopo l’operazione delle forze di polizia che ha portato all’arresto di F.L., 45enne di Lecce e di un altro neretino, il 31enne A.C. “Esprimo, inoltre, l’apprezzamento alle Forze dell’ordine e alla Squadra mobile di Lecce, guidata dalla dott.ssa Sabrina Manzone – ha aggiunto il primo cittadino – per aver tempestivamente agito, con scrupolo e professionalità, a tutela dell’impresa minacciata. Il racket dell’estorsione si combatte e si sconfigge in un solo modo: con l’immediata denuncia degli estorsori. Se dovessero verificarsi fatti di estorsione nella nostra città , l’amministrazione comunale valuterà anche la costituzione di parte civile contro i presunti autori”.

Le indagini erano partite a fine settembre, esattamente nella mattinata del 25, quando il padrone dell’impresa edile si era presentato alla polizia per denunciare il tentativo di estorsione avvenuto nel pomeriggio del giorno precedente. “Datemi 5mila euro, servono per far mangiare gli amici”, aveva detto il leccese che si era presentato come “il sogliola”, all’operaio con cui aveva parlato in assenza del titolare dell’impresa. Lo stesso 25 settembre, a denuncia già depositata, i due malviventi si erano ripresentati sul cantiere, minacciando di incendiare gli automezzi necessari per i lavori, se non fossero state soddisfatte le loro richieste.

In poco più di due mesi, con appostamenti e osservazioni dei movimenti degli estorsori, gli investigatori sono riusciti a identificare sia “il sogliola”, sia l’uomo che era al volante di un’auto di grossa cilindrata, accompagnatore del leccese e che risponderebbe ai connotati di A.C.. In una fase delle pressioni per ottenere il denaro, F.L. avrebbe aggiunto alle minacce anche quella della vendetta: “Se mi prendono mi faccio sette anni ma poi appena esco mi vendico”.
L’imprenditore coraggioso era stato messo anche per questo sotto protezione.

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