Aldo Bello: memoria e cuore di questo nostro Sud

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La scomparsa di Aldo Bello (a destra nella foto) ha suscitato unanime cordoglio in quanti hanno condiviso con lui esperienze di lavoro e amicizia

Matino. Si sono svolti a Matino i funerali del giornalista e scrittore Aldo Bello, morto nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorso a Roma, dove lavorava e risiedeva con la sua famiglia. Due giorni dopo la salma è arrivata a Matino e la chiesa della Santa Famiglia ha ospitato la sua ultima visita in un paese che aveva adottato e che gli aveva dato la “cittadinanza onoraria”.

Originario di Galatina, dov’era nato 74 anni fa, a Matino lo aveva portato l’amore e la famiglia. L’ultima apparizione pubblica matinese risale solo a poco fa. Era il 5 agosto, si celebrava la Festa dell’Emigrante con una serata dedicata a “Emigrazione di ieri e di oggi”. Anche lui era stato un emigrante, aveva imparato ad esserlo all’età di 18 anni, scelta obbligata, figlia della sua passione per il giornalismo, che lo aveva portato a Roma a muovere i primi passi di una carriera che sarebbe stata lunga e brillante.

Aveva ancora a cuore la questione dell’emigrazione e i cambiamenti che negli anni si sono susseguiti in questo ambito. Con la sua proverbiale sintesi disse: «Ancora oggi ogni anno dal sud emigrano 80.000 tra laureati e diplomati, prima chilometri di fibre muscolari, adesso quintali di materia grigia». «Tu sei stato un uomo illustre – ha detto don Maurizio Pasanisi durante la funzione funebre – perché sei stato un uomo di fede, un uomo di speranza, un uomo di carità, che ha saputo cogliere negli eventi della storia, il soffio di Dio».

«Date dieci righe in cronaca, senza commenti. Così avrebbe detto. I commenti non servono mai e meno che mai davanti alla morte. Aldo Bello era un giornalista puro»: così lo ricorda sul “Quotidiano” Antonio Errico, scrittore, dirigente scolastico di Sannicola. «Uno di quelli per i quali l’unica cosa che conta sono i fatti, perché i fatti servono a comprendere la storia e gli uomini che si agitano dentro di essa», ha proseguito, da amico dello scomparso e collaboratore  (“me lo impose”) di “Sud Puglia”, poi “Apulia”, la prestigiosa rivista della Banca popolare pugliese di Matino. Errico sottolinea il meridionalista che è stato Bello, le sue analisi storiche e politiche “lucidissime e sferzanti a volte, saggi che spesso parlavano del Sud e al Sud”. «Perchè questo Sud – prosegue il ricordo dello scrittore – questo Sud del Sud Aldo Bello ce l’aveva nelle profondità dell’anima e del pensiero».

Sono stati in tanti a voler raccontare del giornalista e saggista scomparso, del suo Salento fatto di Galatina e Matino dove ormai si ritrovava (la moglie è di Matino) quando non era a Roma.  Televideo Rai, di cui fu il primo direttore, ha emesso questa nota: «Si è spento a Roma Aldo Bello. Era nato a Galatina. Aveva 74 anni. Scrittore raffinato, uomo di cultura, elegante e di grande umanità, da giornalista è stato inviato e caporedattore dei Servizi speciali dei Gr1 Rai ed ha diretto dal ‘91 la testata di Televideo. Tra i suoi libri, “L’idea armata” su terrorismo e Br, “Passo d’Oriente” e “L’Imam”. Ha collaborato ad “Amore con te”, collana coordinata da Sergio Zavoli, con interviste a noti pugliesi».

Nel Salento, oltre ad Antonio Errico, ha pubblicato una testimonianza anche Salvatore Colazzo, animatore culturale e scrittore: «Lo avevo conosciuto grazie ad Antonio Verri (intellettuale salentino e poeta, scomparso ancora giovane) del quale era amico ed estimatore.  Aveva serbato un intenso legame con la sua terra alla quale tornava ogni qualvolta gli si presentasse l’occasione. L’ultima volta che l’ho visto – prosegue Colazzo – è stato a Giuggianello nell’agosto 2009 in occasione del Premio Monolite d’argento: l’organizzazione volle che fossi io a consegnarglielo scrivendo anche la motivazione». Sul sito Galatina.it si ricorda anche i primi passi da giornalista di Bello fatti con la “Tribuna del Salento” diretta da Antonio Maglio di Alezio e del suo sodalizio con Ennio Bonea (erano entrambi del Pli partito liberale). Ha scritto “Il  Laboratorio” di Parabita: «Grande giornalista e scrittore, promotore di cultura e intellettuale di valore, meridionalista imparziale, ha onorato il Salento in Europa».

Col “Laboratorio” di Aldo D’Antico aveva pubblicato “Passo d’Oriente” rinunciando ad offerte di editori nazionali.

Maria A. Quintana

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