Salve – Potrebbe chiamarsi anossia la causa della moria dei pesci (foto) osservata negli ultimi giorni nel bacino di Torre Pali, marina Salve e che ha suscitato preoccupazioni ed allarme. Così spiega l’accaduto dal punto di vista scientifico il prof. Giovanni Ponzetta (foto), presidente del circolo di Legambiente di Salve “Giglio delle Dune”: “Non è la prima volta che capita questo grave inconveniente dovuto probabilmente all’occlusione del canale a causa della sabbia accumulatasi nella foce sud.  Il colore verde particolarmente brillante delle acque che si osserva è dovuto alla eccessiva crescita algale, la quale sottrae ulteriore ossigeno e ostruisce meccanicamente le branchie dei pesci. Molti di loro avrebbero cercato la via di salvezza verso il mare e, giunti alla foce occlusa, sarebbero morti. Tuttavia non è escluso che altri batteri dovuti a versamenti illegali abbiano provocato tutto questo”.

Il problema è annoso, come testimoniano in tanti, e fino ad oggi dovuto ad una mancanza di intervento del Consorzio di bonifica Ugento Li Foggi, ma non per trascuratezza o negligenza bensì per una cronica carenza di fondi da parte dell’ente, commissariato nel 2017 dalla Regione Puglia. “Ma – continua il presidente Ponzetta – il caso che affrontiamo oggi ha alle spalle una questione ancora più ingarbugliata. L’area da liberare dalla sabbia, infatti, è posta sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria da maggio 2018, a causa di uno spostamento di sabbia effettuato senza autorizzazione, e nessuno, tra gli Enti preposti ha provveduto al dissequestro (sul posto erano intervenuti il nucleo operativo della Polizia ambientale della Guardia costiera di Gallipoli Ufficio locale marittimo di Leuca, e i carabinieri della stazione di Salve). A questo si aggiunge un ulteriore inconveniente: chiarire con evidenza scientifica che all’interno delle acque del bacino non ci siano batteri incompatibili con la balneazione. Per questo si è attivato il nostro Comune mobilitando non solo i laboratori Asl, ma anche altro laboratorio privato, dai quali si attendono gli esiti delle analisi delle acque prelevate”.

Tuttavia il consorzio di bonifica, ad oggi, non ha ancora risposto all’ingiunzione comunale del 5 luglio scorso, quindi presumibilmente le operazioni dovranno essere affrontate dal Comune che dovrà sostenere le relative spese e poi chiederne il pagamento a quest’ultimo.

Pubblicità

I.D.

 

 

Pubblicità

Commenta la notizia!