Minacce all’avvocato Sonia Santoro

sonia santoroTAURISANO. Due siringhe per l’avvocato Sonia Santoro: la prima nella cassetta delle lettere del suo studio, la seconda, questa volta sporca di sangue, sempre nella cassette postale presso l’abitazione dei nonni, ora disabitata.  Il primo atto risale al 24 aprile scorso, il secondo al 9 luglio. Che siano atti intimidatori, non ci sono dubbi. Sugli episodi indagano gli agenti di Polizia del commissariato di Taurisano coordinati del vicequestore aggiunto Salvatore Federico. Le indagini sono a tutto campo: l’attenzione si focalizza sul posto del ritrovamento della seconda  siringa, la casa dei nonni, elemento che  starebbe a dimostrare che l’autore conosce bene la famiglia dell’avvocato.

C’è  anche chi  vede una relazione con  l’aggressione dei rumeni da parte del branco di taurisanesi, di cui si parla qui a sinistra, perché l’avvocato difendeva le vittime.  In questo caso sarebbe la scelta delle date l’elemento rivelatore: il 24 aprile, due giorni dopo la costituzione dell’avvocato Santoro   nel processo nel ruolo di difensore dei tre rumeni,  e il 9 luglio due giorni prima della sentenza  che ha condannato gli aggressori. L’avvocato Santoro nelle ultime Amministrative  del  2011 è stata candidata nella lista “Uniti per Taurisano” e professionalmente è stata protagonista di una singolare vicenda: ha difeso il suo fidanzato, comandante dei carabinieri della stazione di Taurisano  che era stato “rimproverato” dai superiori perchè aveva omesso di comunicare che la fidanzata era impegnata nella competizione elettorale. Il Tar di Lecce ha dato ragione alla tesi dell’avvocato Santoro: anche un militare può vivere la sua storia d’amore come fatto privato.

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