Mancaversa (Taviano) – Hanno impiegato oltre quattro ore per tenere a bada una folla di circa trecento persone i carabinieri, la notte scorsa chiamati nella marina di Mancaversa per un presunto caso di violenza sessuale su una bambina (che non c’è mai stata, come scritto già questa notte). Il presunto aggressore, sul quale pesa adesso la denuncia per minaccia aggravata per via di quel coltello brandito contro chi gli voleva mettere le mani addosso, è stato portato via dai militi dell’Arma, guidati dal capitano Paolo Errico, con uno stratagemma: hanno dapprima creato un’area di sgombero priva di gente, poi sono partite in direzioni opposte le loro macchine senza che nessuno riuscisse a capire in quale delle auto ci fosse il protagonista negativo di una brutta notte.

L’uomo, originario del Barese, 51enne, non si trovava a Mancaversa per caso o in cerca di “vittime” per le sue bramosie pedofile, come alcuni sostenevano diffondendo così rabbia e collera tali da far montare un clima di linciaggio, come confermano i carabinieri. Nella marina tavianese era giunto per un appuntamento con un gruppo – ragazzi e ragazze dai 13 ai 15 anni – che aveva conosciuto sulle reti social. Lì però, non compariva la sua vera faccia e neanche la sua reale età. Con una tecnica che adesso è al vaglio degli investigatori che hanno preso in esame anche il traffico sui telefonini, colui che si spacciava come un loro coetaneo di poco più grande, aveva deciso di conoscere i suoi interlocutori agganciati nel web. Loro avevano accettato ma qualcuno, prudentemente, ne aveva informato i genitori.

Al momento dell’incontro vicino ad un bar, la sorpresa dei giovanissimi è stata tale che hanno rifiutato qualsiasi tipo di contatto, troncando subito ogni possibilità anche di colloquio. Ma il falso “giovane” non l’avrebbe accettato ed anzi avrebbe cominciato ad inveire contro quel gruppetto di ragazzi e ragazze diventato ormai a lui ostile (in quattro hanno firmato la denuncia). I genitori, poco distanti, hanno visto che qualcosa non andava e si sono avvicinati senza riuscire però a calmare le acque. Parole come adescamento, abusi, minori hanno acceso gli animi e l’aria è diventata ben presto rovente. Il coltello, preso pare da un ristorante lì vicino, sarebbe comparso “a difesa” del 51enne che è poi riuscito a rinchiudersi in un locale fino all’arrivo dei carabinieri.

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“Pedofilo bastardo” le urla più frequenti lanciate da alcuni gruppi; diffusa era pure la convinzione che ci fosse stata una violenza tentata ai danni di una 12enne, che l’uomo ci avesse tentato anche con altre bambine. Si sono placati solo quando hanno visto sfilare sotto i loro occhi gli automezzi dei carabinieri. Poi hanno sfollato anche loro, ancora ignari che nuovamente il web aveva “colpito”, mischiando realtà presunta a verità reale, profili facebook col trucco alla voglia di fare amicizie con coetanei (presunti).

 

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