Melissano, il clan dello spaccio resta in carcere: lo conferma pure il Tribunale del riesame. A fuoco l’auto di un arrestato

Gianni Vantaggiato

Melissano – Una conferma della validità delle indagini; un’auto in fiamme appartenente ad uno degli arrestati. Tiene ancora banco  l’indagine sul clan dedito allo spaccio e con uno scontro intestino in atto per la gestione della “piazza” dopo due uccisioni, a marzo (Manuel Cesari, 37 anni, e lo scorso luglio (Francesco Fasano di 22 anni). Una branca dell’attività della magistratura e delle forze di polizia si va svolgendo ormai nelle aule giudiziarie da cui dipendono le sorti dei dieci arrestati, tra cui gli accusatori dell’omicidio di Fasano, Daniele Manni e Angelo Rizzo, di 39 e 23 anni, entrambi di Melissano. Loro ed altri cinque hanno presentato istanza al Tribunale della libertà per la cancellazione dei fermi decretati in prima istanza dalla Procura della Repubblica di Lecce e già vagliati e ritenuti idonei dal giudice delle indagini preliminari.

Dello stesso avviso sono stati i tre magistrati del Tribunale del riesame che hanno confermato sia gli arresti che le ipotesi di reato, basate su solide intercettazioni ed altri riscontri, circa l’esistenza di un’associazione a delinquere per lo smercio di droga: restano dentro quindi anche Antonio Librando, 52 anni; Gianni Vantaggiato, 48; Maicol Manni, 27; Luca Piscopiello, 37; Luca Rimo, 35 anni. Completano il gruppo malavitoso Pietro Bevilacqua (scampato ad un primo tentativo di uccisione di Fasano con lui presente in auto), 32 anni; Luciano Manni, 65 anni; Biagio Manni, 60 anni, questi ultimi due i contendenti con un palio il controllo dello spaccio a Melissano e in paesi vicini come Racale, Alliste, Taviano e Gallipoli (nei mesi della movida).

Che qualcosa covi ancora sotto la cenere – come confidato a Piazzasalento a canna di pistola ancora calda da un investigatore – lo ha  chiaramente dimostrato un altro episodio accaduto in paese nella notte de 16 agosto scorso. Alle 2,30 circa in via Edmondo De Amicis si sono alzate le fiamme da un’auto posteggiata davanti ad una abitazione. Domato l’incendio, si è appurato che si tratava di una Nissam Qashquai intestata ad un 48enne che figura tra gli arrestati del blitz dei carabinieri di Lecce e Casarano: era l’auto di Gianni Vantaggiato, residente a Tonco in provincia di Asti; quella adiacente è la casa dei suoi genitori. Danni alla parte anteriore dell’auto e ad alcuni infissi dell’abitazione.

Cosa ci sia dietro a questo “avvertimento” è ora un altro scorcio su cui fare luce da parte di coloro – con il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi in prima linea – che stanno dipanando i fili e gli spunti emersi dalle massicce intercettazioni prima durante e immediatamente dopo l’assassinio di Francesco Fasano, ucciso con un colpo di pistola alla tempia ed abbandonato sul ciglio della strada provinciale per Ugento. E’ dato per scontato che un territorio storicamente attivo in fatto di spaccio di stupefacenti ed altre attività criminose, faccia gola a diversi gruppi operanti in quella zona ed in quelle limitrofe che, dopo l’uscita di scena dei boss di Casarano e Taurisano, stanno progettando nuovi assetti operativi con gerarchie nuove e ben definite.

 

Commenta la notizia!