Medaglie contese. Disputa sui meriti a proposito del rientro dei reperti

 

PARABITA. Uno parla di snobbatura e speranze tradite. L’altro di medaglie che qualcuno si appunta sul petto per meriti non meglio identificati. Così anche un evento lieto, come il rientro nel Salento dei reperti archeologici della grotta delle Veneri, può dividere chi per anni, da fronti diversi, ha combattuto per la stessa causa. La prima voce è l’anima storica del centro di cultura “Il Laboratorio”, Aldo D’Antico, che non ha nascosto, sin dalle prime battute, la sua delusione per non essere stato coinvolto e informato sugli ultimi sviluppi d una vicenda seguita per anni. «Non resta che ritirarci in buon ordine a coltivare cicorine e verdure, lasciando il passo a chi se lo merita», ha scritto in una nota per spiegare l’incredulità e la rabbia che sono seguite a “riunioni esaltanti organizzate senza almeno la buona educazione di informare chi da oltre 40 anni ha lottato per tale risultato”.

Il secondo fronte è quello del presidente di Italia Nostra – sezione sud Salento, Marcello Seclì, promotore di alcune propizie sinergie istituzionali che hanno consentito il recupero dei 20 mila reperti rientrati da Pisa e oggi in custodia presso l’Università del Salento. «“Italia nostra”, venuta a conoscenza della possibilità di far rientrare in zona queste risorse, anche grazie alla stretta collaborazione con il dottor Salvatore Bianco, alto funzionario della Soprintendenza archeologica, si è prodigata a coinvolgere la Provincia e tutti i canali necessari a tradurre la disponibilità in fatto concreto» ha spiegato Seclì.

«Non so a quale titolo qualcuno avrebbe dovuto coinvolgere D’Antico, non essendo un’istituzione. Ma non è accettabile che a Parabita per parlare della grotta delle Veneri si debba chiedere permesso a lui», ha continuato il presidente di “Italia nostra”, invitando a non generare confusione nell’opinione pubblica con fare truffaldino, accuse vaghe e “attribuzione di comportamenti impropri non si sa a chi”. «Il messaggio è chiaro e inequivocabile – ha ribattuto D’Antico – non bisogna rompere le uova nel paniere dei faraoni della cultura che adesso possono avere la soddisfazione di dire a se stessi “come sono stato bravo”».

Quando era piccola, suo papà le ha insegnato a guardare al cielo senza vederci solo l’azzurro. Da grande ha capito, poi, che quelle immagini si potevano tradurre in parole. Un foglio bianco come un pentagramma senza righe né spazi per fare musica con le lettere. Laureata in Filosofia a Pavia, giornalista pubblicista, collabora costantemente con Piazzasalento da Giugno 2011.

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