Matrimoni sciolti, cambiano i motivi

NARDÒ. Alla presenza del presidente della Commissione episcopale pugliese, mons. Francesco Cacucci e del Pontificio Consiglio per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia,  si  è tenuta  a fine febbraio a Bari l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale. Sarà per  le novità introdotte da Papa Francesco e forse anche per il suo invito a contenere  le spese processuali, ma già si intravedono novità.

Senza  fare paragoni con la giurisdizione italiana, molto più complessa e farraginosa,  da queste parti, invece,  tira (è il caso di dire, grazie a Dio) tutt’altra aria. «Nonostante l’aumento delle sopravvenienze (favorito certamente da una rinnovata  fiducia verso la Chiesa), nel 2014 si sono definite molte più cause rispetto agli anni precedenti: ben 260 (224 con sentenza di accoglimento e 36 respinte) e, conseguentemente, la pendenza è scesa da 505 dell’anno prima, a 452  alla data del 31 dicembre scorso», rileva don Massimo Mancino di Nardò, giudice presso il Tribunale ecclesiastico regionale e vicario giudiziale presso la curia diocesana Nardò-Gallipoli. Più nello specifico, guardando ai fatti di casa nostra: delle cause definite, 16 hanno riguardato l’ arcidiocesi di Lecce, 12 quella  di Otranto; 13 la diocesi di Nardò-Gallipoli e 6 quella  di Ugento-S. Maria di Leuca.

I Tribunali ecclesiastici, come è forse noto, vengono aditi per ottenere lo  scioglimento del matrimonio; fino a non molto tempo fa si ricorreva alla Sacra Rota per ottenere  la dispensa per “matrimonio rato e non consumato”. Ma i tempi cambiano ed  anche le dinamiche nella vita di relazione. Ad una maggiore indipendenza del mondo giovanile non corrisponde a volte – spiegano i giudici ecclesiastici – la piena consapevolezza di ciò che si sta per fare al momento del matrimonio (che per la Chiesa è un Sacramento, pertanto indissolubile), per cui sempre più spesso ci si sposa solo per provare se si sta bene insieme (cosiddetto matrimonio a prova). Altra casistica rilevata: dopo 2-3 e, a volte 7 anni, ci si ritrova a dover fare i conti con un deficit dell’elemento psicologico (cosiddetta simulazione del consenso): ci si è sposatì, sì, ma non pienamente consapevoli degli impegni che si andavano assumendo. Fino a trovare, nelle cause di scioglimento del vincolo nuziale,  l’individualismo più esasperato e narcisistico, che porta molto spesso  a nascondere all’altro partner  i propri vizi (a volte, vere e proprie patologie).

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