Una vita per la floricoltura

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Marco Miggiano, direttore di Mercaflor

Taviano. Con la morte dell’agronomo Marco Miggiano, avvenuta domenica 11 settembre al Policlinico di Pavia, dov’era ricoverato da circa un anno per una neoplasia al sangue,  se ne va un pezzo di storia della floricoltura tavianese e salentina.

Marco Miggiano era infatti il direttore del mercato floricolo di Taviano, mercato che tanto lustro ha dato alla cittadina salentina nell’ultimo mezzo secolo, da ricevere dalla presidenza  della Repubblica l’appellativo di “Città dei fiori”.

Già il padre di Marco, Remo Miggiano, era fra i pionieri della nascita della floricoltura nei paesi salentini dell’arco jonico, Taviano, Alezio, Racale, Alliste, Melissano e Felline, intorno agli anni ’50 del secolo scorso. Costoro erano riusciti a cambiare il volto all’agricoltura della zona, vocandola alla coltivazione dei fiori, come avevano imparato a fare lavorando a Sanremo.

Sorsero le prime serre di garofani e poi le rose e le gerbere che crescevano in misura eccezionale dato il clima mite e la vicinanza del mare Jonio.  Marco aveva ereditato l’amore e la passione per la floricoltura, cui aveva dedicato i suoi studi. Divenuto agronomo, aveva saputo traghettare la floricoltura salentina nel mondo globalizzato del terzo millennio, sfruttando le energie alternative e aprendo la strada ai pannelli fotovoltaici sulle serre floricole, per azzerarne i costi energetici.

Miggiano era entrato giovanissimo, nel consiglio direttivo di Mercaflor, la società che gestisce il mercato floricolo di Taviano, assumendone, poi, nel 2002, la carica di direttore. Attualmente era impegnato alla fusione dei due poli floricoli, quelli di Taviano e di Leverano, per creare un’unica entità e, dunque, essere in grado di lavorare meglio sui mercati internazionali.

Aveva saputo ritagliarsi uno spazio anche nell’ambito dei maggiori organismi di settore a livello nazionale, dai poli floricoli di Terlizzi, nel barese, e di Pescia, in Toscana  e quello di Sanremo, in Liguria. Attiva, poi, la sua collaborazione con l’università del Salento per lo sfruttamento delle energie alternative in ambito agricolo e per la ricerca su nuove specie floricole. Netta la sua posizione nello sfruttamento delle energie alternative: con i costi alle stelle la strada da sfruttare era quella del sole. I pannelli fotovoltaici posti sui tetti delle serre erano l’alternativa del futuro prossimo.

La notizia della sua morte, a 54 anni, ha lasciato nell’incredulità tutta la comunità tavianese, che lo amava e lo apprezzava per le sue idee. Era una persona competente e preparata e amava molto la sua terra. Era spesso ironico, ed era un uomo che non si prendeva mai troppo sul serio. Sapeva perfettamente che ci sono cose molto più importanti di tutti noi.

RP

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