Maglia nera ad Acquarica del Capo: qui la più bassa percentuale di dichiarazioni dei redditi della provincia

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Borse in giunco di mare, opera delle “spurtare”

ACQUARICA DEL CAPO. Ancora una volta la medaglia nera di “Comune più povero della provincia” è andata ad Acquarica del Capo. Il piccolo centro del Capo di Leuca, infatti, da tempo registra la più bassa percentuale di Dichiarazioni dei redditi in rapporto alla popolazione. In Italia il dato medio si attesta intorno al 51,8%, in Puglia la percentuale cala al 41,3% e in provincia di Lecce si tocca il 40,6%. Nel comune di Acquarica le dichiarazioni dei redditi rappresentano solo il 28,2 % della popolazione. A seguire in questa graduatoria c’è Presicce col 32,3 %, quindi Gagliano (32,6), Taurisano (33,3), Aradeo (33,3), (Salve 34,6), Patù (34,7), Corsano (34,7) e Castrignano dei Greci (34,9).

Ma Acquarica vanta anche un altro primato negativo, quello relativo al reddito medio pro-capite. Con 4.545 euro all’anno si colloca all’ultimo posto in provincia di Lecce e al quart’ultimo nella regione Puglia. A livello nazionale su 8.048 Comuni Acquarica si colloca all’8.018° posto, ossia solo 30 comuni in tutta Italia hanno una situazione economica peggiore di quella di Acquarica. Si tratta di un primato negativo ormai consolidato negli anni. Nel 2010 con 4.329 euro di reddito medio pro-capite Acquarica si attestava già al primo posto nella graduatoria dei comuni salentini più poveri, confermando il primato dell’anno precedente ottenuto con un reddito medio pro-capite di 4.276 euro, dopo quello del 2008 (4.285 euro), del 2007 (3.896), del 2006 (3.438) e 2005 (3.227 euro).

Ma come si può spiegare un fenomeno del genere? Attribuire il dato di fondo ad una specie di propensione degli acquaricesi verso l’evasione fiscale è una grossolana affermazione, come quella di chi sostiene che il primato salentino per i casi di morte per tumore polmonare è da attribuire al vizio del fumo piuttosto diffuso nel Salento. La verità è che molte attività lavorative che hanno dato lavoro a centinaia di famiglie acquaricesi sono scomparse senza che venissero sostituite. Fino agli anni ’60 ad Acquarica centinaia di donne lavoravano il giunco marino nei ritagli di tempo, stando a casa e crescendo i propri figli: oggi quest’attività è scomparsa quasi del tutto, o meglio sopravvive a fatica grazie ad un gruppuscolo di “spurtare” che continuano a lavorare più per passione che per denaro. Acquarica vanta nel suo passato tra le attività produttive quella relativa all’estrazione dei blocchi di tufo, con i quali è stato costruito mezzo Salento; un’attività che ha dato lavoro a centinaia di famiglie: oggi nel territorio di Acquarica non c’è più una sola cava di tufo. Negli anni ’80 in paese si è sviluppato il settore delle confezioni, dando lavoro a centinaia di persone grazie ai calzifici operanti sul territorio: oggi non c’è più un calzificio. A questo si aggiunga la situazione desolante dell’agricoltura, stato di abbandono e fenomeno Xylella compreso, e allora si capisce il perché dei tristi primati che purtroppo questo piccolo paese, suo malgrado, continua a detenere nel tempo.

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