Mafia & giochi, colpo all’azzardo

RACALE. Il più noto è di sicuro Salvatore per le starlette che ha frequentato (una, Carolina Marconi, l’ha sposata ed è finita con una condanna, l’unica a suo carico, a 20 mesi per maltrattamenti), ma il più importante – gli inquirenti non hanno dubbi – è Pasquale “che aveva il potere di direzione delle attività commerciali”. Ruoli importanti anche per gli altri due fratelli Pietro e Saverio nel piazzare le macchinette e nel difendere il territorio dai concorrenti. Tutti e quattro i De Lorenzis gestivano l’attività del gioco d’azzardo finita nel mirino dell’operazione “Clean game”.

Il motore dell’elicottero del Reparto operativo aeronavale di Bari ha svegliato parecchi all’alba di martedì 24 febbraio, a Racale e dintorni. Il motivo: fare pulizia nel settore del gioco d’azzardo nostrano, su cui aveva messo le mani la malavita organizzata. Diciannove arresti tra Racale, l’epicentro, Alliste, Gallipoli, Tricase, Carmiano, Copertino, Monteroni, Mesagne, Maglie, Lecce. Otto le persone agli arresti domiciliari (di Racale, Melissano, Taviano, Gallipoli) e altrettante sono indagate ma al momento a piede libero. In quest’ultimo gruppo si trovano per lo più i prestanome cui le attività inconfessabili e – come speravano  – irrintracciabili – erano state intestate. Gli ordini di cattura sono stati eseguiti anche a Milano (dove si trovava Salvatore De Lorenzis), Modena, Rimini e Crotone.

Sotto sequestro beni per un valore di 12 milioni: dieci società, due ditte individuali, conti correnti in 15 banche, 69 fabbricati, 25 terreni, il tutto tra Gallipoli, Melissano, Alliste, Racale, Acquarica del Capo, Ugento e Lecce; auto, moto. Sotto chiave anche 270 apparecchiature contraffatte.
I magistrati inquirenti – Procura della Repubblica e Direzione distrettuale antimafia – sostengono la tesi dell’associazione di stampo mafioso, ma anche di truffa ai danni dello Stato, frode informatica, esercizio abusivo di giochi e scommesse, illecita concorrenza con minacce e violenze, trasferimento fraudolento di valori. Lo speciale nucleo della Guardia di finanza era al lavoro dal 2010. Agli atti dei magistrati ci sono anche i collegamenti inquietanti con la Scu (ritorna in auge dal carcere, con un ruolo da paciere, Rosario Padovano di Gallipoli) e la ‘Ndrangheta di Nicola Femia, zona di Gioiosa jonica, esperta nella fornitura di schede taroccate per le macchinette mangiasoldi.

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