Luglio, Gallipoli e i turisti: il balletto di cifre vere o presunte e i numeri che non sapremo mai…

by -
0 1123

Ci siamo. Puntuale come ogni anno, il balletto delle cifre è qui tra noi: quanti ne mancano all’appello? “Almeno il 40%”. “Macché! Siamo al 60 e oltre”. E poiché la flessione – che c’è: lo certificano quei pochi dati maturati finora – sembra riguardare tutto il Salento jonico e adriatico, Gallipoli ancora una volta diventa il termometro per eccellenza. Diventando, ovviamente, subito un caso nazionale (qualcuno ricorda il “caso Gallipoli” dell’anno scorso, fondato su di una violenza sessuale inesistente?), con analisi anche fuori dalle righe (tutti cafoni) e irreali (il crollo della Ibiza nostrana).

Ora protestano tutti, anche coloro che si sono inventati operatori turistici, fornitori di servizi, convinti però che le uniche regole da rispettare sono le loro. C’è chi immagina un complotto, tesi che soprattutto di questi tempi non si nega a nessuno; comodo e rassicurante trovare un nemico – possibilmente vago o non troppo in grado di difendersi –  su cui scaricare qualsiasi colpa, a cominciare dalle nostre.

Dati maturi e frettolosi bilanci I numeri dei rifiuti prodotti a luglio dicono che da 2 milioni 204mila chili dell’anno scorso, si è scesi a 2 milioni 135mila chili, un calo di poco più di 69mila chilogrammi. Negli altri mesi dell’anno si è intorno o poso sotto il milione di chilogrammi. Tranne in giugno, mese in cui si sono registrati 115.396 kg in meno rispetto allo stesso mese del 2017 con un totale di 1 milione 412mila circa kg. Pure in maggio gli scarti pesati sono stati di meno (-106.832 kg). Anche se il percepito generale raccontava di due mesi buoi per il turismo. Primari imprenditori del settore dei due versanti marittimi ai primi di giugno prevedevano l’arrivo di “tanta gente, molto più delle attese” ed erano pronti a giurare in un’altra stagione boom, dopo i picchi delle due precedenti. Oggi alcuni protagonisti del settore alberghiero ed extralberghiero indicano con soddisfazione andamenti positivi, comunque non inferiori a quello dell’anno scorso. Gli scenari insomma, cambiano di settore in settore e ciò va tenuto presente quando si tenta di tracciare prematuri e frettolosi bilanci. Con la stessa vorace fretta con cui si è piombati addosso al “vitello grasso” pensando che non dovesse mai smettere di crescere.

Aspettiamo i dati ufficiali e intanto osserviamo più attentamente come stanno andando le cose; individuiamo i santuari intoccabili; stiamo fermi ancora un po’ (siamo maestri in questo, vedasi i vecchissimi problemi delle ferrovie locali…) prima di convocare tavoli, inscenare proteste improvvisate o lanciare ammonizioni (“Nessuno si permetta di toccare Gallipoli”: bene, peccato che che li abita questa città la “tocchi” per primo: vogliamo parlare dei rifiuti abbandonati per ogni dove?). Se per una volta si scopre l’utilità di una riflessione, corale, comune, non episodica, per poi giungere alle decisioni, probabilmente ne verrà fuori qualcosa di buono. Parlando, quando ci saranno, dei numeri veri, certificati, imparziali, come quelli di Banca d’Italia che indicano un +14% di arrivi di turisti stranieri in Puglia (siamo primi con la Sicilia). Pure questa preziosa tendenza c’impone per esempio cambiamenti, a cominciare dalla conoscenza di lingue straniere.

Poi ce ne sarebbe altri di numeri che non quadrano e che – calo  o crollo che sia – andrebbero indagati a fondo e finalmente ribaltati, magari con un piano speciale: le evasioni delle tasse, le vacanze senza tracce, le migliaia di contratti di affitto inesistenti, i conti di ristoranti, bar, navette… “Quanti ne mancano all’appello?”, ci si chiede davanti ad un divario così incredibile tra movimenti economici e movimenti di persone. Non ne conosciamo la consistenza e forse non lo sapremo mai. Dobbiamo accontentarci di stime, come quelle dell’Osservatorio della Regione Puglia e da anni sono sempre quelle: uno su quattro dei vacanzieri in arrivo alimenta la sana economica, quella regolare; gli altri tre – forse inconsapevolmente – le fanno la guerra. E noi? Che facciamo?

Commenta la notizia!