Ludopatia, sempre più i pazienti

In Evidenza.inddNel 2011 erano 70 i ludopatici in cura presso le varie sedi del Dipartimento di dipendenze patologiche dell’Asl diretto da Salvatore Della Bona; nel 2013 erano diventati 111; ai primi di febbraio 2015 se ne contano oltre 250. Questi numeri parlano da soli e giustificano le parole del dottor Della Bona: «Il gioco d’azzardo patologico è diventato veramente una piaga sociale che investe tutte le fasce di età e tutti i ceti sociali».

Scommesse sportive, slot machine, gratta e vinci sono ai primi tre posti nella graduatoria delle preferenze, come conferma anche Domenico Cuzzola,  psichiatra psicologo e tossicologo del Sert di Gallipoli, diretto dal dottor Cassio Scategni. «Nei primi giorni di quest’anno abbiamo avuto più utenti per ludopatie che per alcol o altro – racconta – e in gran parte da fuori distretto. Le richieste di aiuto per il disturbo da gioco d’azzardo sono in costante aumento e in alcuni casi sono combinate a dipendenze da internet e da alcolici». Bere tranquillizza e disinibisce il giocatore, riducendo la percezione della perdita. Sia che si tratti di scommesse che di droghe o alcol, i circuiti neurocerebrali interessati sono gli stessi.
Il distretto sociosanitario di Gallipoli è stato tra i primi a registrare l’insorgere di questa nuova sofferenza, quasi dieci anni fa, come ricorda il direttore Scategni. E, cosa forse sorprendente, alla base delle dipendenze c’è una grossa vincita iniziale. Sono 18 le persone in cura, spesso convinte dai familiari a rivolgersi al Sert.

Sedici sono i giocatori in cura al Sert di Casarano guidato dal dottor Aurelio Rausa, psicoterapeuta. «è grande l’importanza dei familiari nel percorso di uscita dalla ludopatia – spiega – spesso sono loro che chiamano, ma anche i datori di lavoro e i medici di famiglia». Chi si presenta da solo invece è più difficile da aiutare: ha reciso i legami con tutti e spesso sparisce dopo un po’. Over 40 per lo più, poche donne: il 30% delle vittime ci ricasca. E in quel caso è importante avere accanto uno come Michele: ex ludopatico 66enne, arrivato ad ammalarsi dopo un ictus e la successiva depressione, è rimasto vicino al Sert, partecipa alle terapie di gruppo con moglie e figlia minorenne: «Sono gli ex che capiscono subito se uno mente oppure no», rileva Rausa, che ha intenzione di svolgere prevenzione non solo nelle scuole ma anche nei luoghi in cui si gioca.
A Ugento i casi seguiti sono 15. Ma secondo gli operatori diretti dalla dottoressa Maria Verardi, l’insegna e l’ubicazione in pieno centro del Sert (via V. Armida) scoraggiano i potenziali utenti, spesso persone di una certa età.
Il Sert di Nardò, operante in un’area con alti indici di punti gioco, è paradossalmente attivo da poco; un solo caso in cura e quattro trasferiti a Lecce. Per la dottoressa Mariangela Pascali, Sert di Campi con studio anche qui, il fenomeno è in forte crescita.

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