Luca Colella e le altre guance nell’opera prima

Luca Colella

ACQUARICA DEL CAPO. Con la vittoria di Antonio Maggio per la categoria “Giovani” all’ultimo Festival di Sanremo il Salento si è accreditato come terra di talenti musicali. Ma nel ventaglio di emergenti che va da Maggio, appunto, a Emma fino alla Amoroso e ad Emanuele Lucas, oggi si inserisce finalmente un cantautore, Luca Colella, alla sua prima opera “Storie dell’altra guancia”, pubblicata per “Dodici lune”.

Nato in Acquarica del Capo e residente a Torino per motivi di studio, Luca Colella presenta 10 brani inediti di sua composizione registrati con il supporto di un arrangiamento prezioso curato da musicisti di spessore come Donatello Pisanello (mandola e organetto), Ambrogio De Nicola (chitarra classica e chitarra elettrica), Daniele Vitali (pianoforte, hammond, synth), Angelo Urso (contrabbasso), Francesco Pellizzari (batteria, percussioni), Pierpaolo Caputo (viola da gamba) e con la magnifica voce di Rachele Andrioli. Il lavoro del giovane cantautore salentino però si colloca al di fuori e al di sopra della produzione musicale che risponde principalmente ad esigenze di mercato.

Il mixer tra testi altamente poetici e musica originale fa del lavoro di Luca Colella un prodotto di alta qualità in un mercato dove dilagano banalità e non senso. L’autore, grazie anche ad uno spessore culturale eccezionale, riesce con eleganza a rendere protagonisti personaggi e storie che nel dilagare del pattume mass-mediatico sarebbero condannati alla emarginazione. In brani come “Otranto”, “Una danza contadina”, “Retaggi”, ecc., infatti, personaggi come il monaco Pantaleone, autore del mosaico di Otranto, dimenticati o sconosciuti dalla cultura dominante, trovano la loro giusta collocazione, così come la cultura contadina che pure nel Salento è ancora radicata.

Molti i richiami fatti dalla critica ai grandi della musica nazionale ed internazionale, da Fabrizio De Andrè a Bob Dylan, fino a Leonard Cohen. La verità è che Colella junior ha attraversato questi personaggi assorbendone sicuramente qualcosa, ma il suo è un viaggio antropologico e storico attraverso la cultura popolare salentina. Non quella delle sagre e dei numerosi gruppi di riproposizione musicale che ignorano il patrimonio a cui si rifanno, ma quella cultura autentica che ha rappresentato e rappresenta la vera identità del Salento.

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