Lo usavano anche per curarsi

by -
0 1525

Un vigneto in zona Pizzo, Gallipoli

Simu Salentini.I Greci consideravano il vino come pharmakon, un farmaco, una medicina sia perché gli attribuivano alcuni poteri soprannaturali (pensavano che la vite fosse un dono degli dei caduto dal cielo) sia per le capacità inebrianti che facevano dimenticare momentaneamente tutti i mali.

Quando i farmaci da banco non c’erano ancora come si curavano il raffreddore e la tosse? Con una tazza di vino caldo. Con l’aggiunta spesso di altri ingredienti: una buccia di arancia, fichi secchi, mandorle intere, un goccio di cognac, un cucchiaio di buon miele. Si lasciava bollire il tutto per tre minuti e poi bisognava bere quanto più caldo possibile a rischio di scottarsi la bocca. Poi si andava a letto, e la mattina si stava meglio. Funzionava, dicono, oppure il segreto consisteva semplicemente nel crederci.

Ancora più efficace la cura contro i raffreddori, la tosse e le bronchiti, se al vino cautu si abbinava anche l’oiu cautu. Si procedeva in questo modo: si riscaldava sulla fiamma di una candela un cucchiaio d’olio e con questo si ungeva il petto e la schiena, anche qua quanto più caldo possibile e sopportabile.

Niente paura se al raffreddore e la tosse si aggiungeva il mal d’orecchi. A questo punto entravano in funzione i cosiddetti cannulicchi piccoli coni di cartoncino: si infilava la punta nell’orecchio e per pochi secondi si bruciavano alla base.

Commenta la notizia!