Lido "Makò", fiamme e sospetti

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Ciò che resta del lido Makò

Gallipoli. Le alte fiamme che in una notte hanno distrutto il lido “Makò”, tra i grandi alberghi e Punta della suina, hanno avvolto con i loro sospetti anche la città che ogni volta rimane attonita davanti ad atti criminali che rimandano ad oscure regie e inconfessabili strategie. Del corpo centrale dello stabilimento balneare, proprietà di una società di cui fanno parte Maurizio De Michele, di Termoli e residente a Sannicola, e Sandro Quintana, consigliere provinciale ex Udc, sono rimaste in piedi solo le strutture portanti. Un’altra pedana su cui sono collocati bagni e docce è rimasta intatta ma solo perchè il tentativo di appiccare un secondo falò non ha avuto successo.

Difficile non pensare – mentre fioccano le note di solidarietà soprattutto a Quintana, dal versante politico-istituzionale e dall’associazione di categoria Assobalneari – ad un attentato preordinato ed eseguito. Non si spiegherebbero altrimenti alcune frasi inequivocabili scritte qualche giorno prima sui serbatoi dell’acqua e sulla passerella d’ingresso al lido ed i messaggi dai toni minacciosi inviati a più riprese e in tempi diversi al gestore De Michele ed allo stesso Quintana. Minacce pesanti, che non risparmiano niente e nessuno, contro l’intenzione dei proprietari di vendere il “Makò beach”. A quale scopo? Allontanare eventuali acquirenti? Far calare così le quotazioni e rilevare la struttura a prezzi stracciati? Su questo incendio del 22 ottobre stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Gallipoli, coordinati dal tenente Michele Maselli.

Quintana, già turbato dalla lunga sequela di telefonate ed sms, ha dichiarato che era già sua intenzione rivolgersi ai carabinieri. Ma “loro” hanno fatto prima.

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