L’emozione di trovarsi in mezzo

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Alle 11,35 di una domenica squilla il telefono in redazione.
Tra impulsi contrastanti (e che cavolo, devo scappare… però se qualcuno chiama di domenica…) rispondo. Una voce femminile mi riempie le orecchie. Non sa con chi sta parlando: ha visto il giornale ed ora ha solo l’esigenza di comunicare la sua emozione, tanto grande da essere incontenibile e non rinviabile. «In 21 anni – dice – mai nessuno aveva parlato così di noi; avete raccontato della nostra associazione come se ci conoscessimo da sempre, come se aveste visto tutto, anche l’incidente a mio figlio Alberto, all’uscita di scuola. Ci siamo commosse quando abbiamo letto l’articolo. Una persona poi ci ha telefonato per avere il numero di conto corrente: fosse pure un solo euro, però quanto è bello tutto questo…».
L’emozione è reciproca a quel punto. Tutta loro resta però la preziosa opera, l’impagabile aiuto che danno a famiglie con persone disabili in casa. Un dramma può sfociare in tragedia o rinnovarsi ogni giorno: in un caso o nell’altro la vita cambia sapore. Loro provano a non far prevalere l’amaro; noi, più modestamente, proviamo a creare connessioni, relazioni, condivisioni.

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