Le Torri di avvistamento e i loro racconti

Torre dell’Alto vista da Portoselvaggio foto Fernando Spirito

NARDÒ. Il pericolo veniva dal mare perciò era necessario difendersi. Il Salento, ponte di transito da Oriente a  Occidente, con le sue coste prevalentemente basse, è stato nel passato testimone e vittima anche di sbarchi di inaudita violenza. Valga per tutti l’assalto a Otranto dei Turchi nel 1480 con l’uccisione degli Ottocento Martiri, destinato a rimanere impresso nella memoria e a suggerire strumenti di difesa o soltanto di avvistamento del pericolo. Le pietre, ancora oggi, ci raccontano questa storia di tentativi di difesa sulla costa che da Brindisi percorre tutto il Capo di Leuca fino alle marine di Nardò: sono le Torri costiere che costituivano una prima barriera spesso in relazione con una seconda cinta difensiva formata dalle masserie fortificate.  Per anni abbandonate a un lento degrado, le Torri ora nella maggior parte restaurate, alcune consegnate alla fruizione pubblica, altre di proprietà privata,  continuano a raccontarci stralci di storia. Come fa il bel libro di Cesare De Salve “Torri costiere. La difesa delle coste del Salento al tempo di Carlo V” pubblicato la scorsa estate per i tipi dell’Editrice salentina  con  foto dello Studio De Salve di Tuglie.

Nel 1503 l’Italia meridionale  annessa alla Spagna, divenne “viceregno” e fu proprio Carlo V a immaginare un sistema di protezione delle coste salentine costituito da una serie di torri costiere. Nel 1533 il viceré Don Pedro di Toledo emanò un’ordinanza che imponeva ai privati possessori di torri di ristrutturarle e di renderle agibili ed efficienti. Nel 1563 seguì un’altra ordinanza, questa volta  del viceré Don Perafan de Ribera, che ordinava nuova costruzione di torri.  Avvenne così  che nel 1748 il regno di Napoli contava 379 torri costiere, poco più di 80 nella Terra d’Otranto. Progettate a Napoli, erano costruite da maestranze locali, soprattutto leccesi.

Il testo di De Salve, dopo un breve excursus storico, esamina le diverse tipologie: Torri tipiche del Regno di Napoli; Torri a base circolare, grandi, medie e piccole; Torri della serie di Nardò a base quadrata; Torri tipo masseria; Torri atipiche. Seguono 62 schede da Torre Specchiolla (località Casalabate)   a Torre Castiglione (Porto Cesareo), passando, per citare le più note, da Torre del Serpe, Torre Sant’Emiliano, Torre Vado, Torre Suda, Torre Pizzo, Torre Inserraglio, Torre Lapillo. Un capitolo è dedicato a quelle  scomparse o mai costruite; in conclusione un agevole glossario.

Un testo che invoglia per qualche ora ad andare “via dalla pazza folla” agostana e a ritrovare nelle torri costiere il fascino del racconto della storia. Le pietre, a saperle ascoltare, hanno ancora qualcosa da dirci.

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