Attività produttive, turismo e ambiente in Puglia tra libera iniziativa economica e percorsi di sviluppo sostenibile: questo il tema scelto dall’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili della provincia di Lecce, del loro Consiglio nazionale e della loro Fondazione Messapia. L’evento si svilupperà tra venerdì e sabato prossimi al teatro Garibaldi. “Siamo stati tempestivi? No: al convegno stiamo lavorando da qualche mese”, affermano gli operatori, schivando l’ipotesi che la scelta del luogo e le tematiche sul tavolo siano collegabili direttamente ad una estate particolare, quella Gallipolina, con i maggiori attrattori di turismo giovanile chiusi.

La libertà d’impresa non può fare più a meno della valutazione della sostenibilità ambientale, sembra suggerire il titolo. Lidi chiusi, locali d’intrattenimento sbarrati (Gallipoli), ma anche pontili per i diportisti da smantellare (Otranto), come gli stabilimenti balneare entro il 31 del mese. In mezzo il compromesso difficile – si direbbe, dati i contrasti registrati – tra natura e affari, servizi e attrazioni apprezzate, disinvoltura e svalutazioni di beni primari da preservare. L’ambiente può convivere proficuamente col lavoro? La politica può trovare utili compromessi, magari facendo tesoro di quanto avvenuto e collaudato altrove?

Si direbbe di sì, considerando anche la consapevolezza con cui – per caso o per forza – ci si avvicina a questi ormai inestricabili argomenti che, del resto, da soli non avrebbero che un valore di pura esercitazione accademica. Qui, con tutto il resto, c’è di mezzo anche una buona fetta di occupazione. E qui l’estate gallipolina è stata tristemente straordinaria. Sono scomparsi posti di lavoro, sia pure legati in gran parte alla stagionalità, a centinaia. Il Parco Gondar da solo ne movimenta circa 300 nel pieno della stagione (di cui 120 per il servizio sicurezza); una decina sono fissi. Un centinaio ne contano al Samsara (trenta per la security), da aggiungere ai cinque dj che vanno in tour nel mondo per promozione e a poco meno di una decina di impiegati. Per non parlare dell’indotto.

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Tutta gente che proveniva da Gallipoli e dai paesi vicini (Alezio, Casarano, Racale, Matino, Taviano, Sannicola…), come risiedevano a Gallipoli e nel  circondario anche gli 88 addetti assunti a tempo indeterminato mandati a casa per la chiusura del call center in cui lavoravano da diversi anni (altri 28 a Maglie). Vero, non c’entra con l’industria turistica, ma questa indigesta ciliegina sulla torta del lavoro a rischio ha reso tutto più amaro e preoccupante.

Oggi i commercialisti (e bisogna dargliene atto), domani altre categorie, politici e amministratori pubblici, dirigenti e responsabili dei vari livelli statali, tutti dovranno porsi l’obiettivo di trovare inattaccabili “iniziative e schemi per la preservazioni dell’ambiente naturale, produttivo, sociale e culturale”. Ne parlerà al convegno anche una rappresentante della Fao e già questa occasione potrà benissimo diventare una prima attività produttiva: trovare e condividere il punto oltre il quale il Creato non può sostenere i nostri pesi.

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