La Xylella c’è. Ora va affrontata

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xylella gallipoli zona suali
Dal sito “infoxylella” due foto dello stesso luogo, in zona Sauli tra Gallipoli e Taviano, scattate a distanza di due anni e mezzo

«La Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli alberi di ulivo nell’Italia Meridionale, secondo quanto confermato da un nuovo studio. L’oleandro e la poligala a foglie di mirto muoiono a causa del ceppo pugliese del batterio, ma i limoni, la vite e il leccio sembrano essere resistenti»: inizia così il documento ufficiale della massima Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) con sede a Reggio Emilia.
Le ormai note “prove di patogenicità” – invocate con una forte dose di scetticismo da parte di alcuni gruppi ambientalisti ma che richiedevano del tempo per essere concluse – hanno dato ragione alle intuizioni dei ricercatori del Cnr di Bari, al dirigente Donato Boscia e al professore Martelli, della Facoltà di agraria del capoluogo regionale. Il progetto che ha dato le temute conferme, è stato finanziato dalla stessa Efsa: «Sono questi i risultati di un’indagine sui diversi ospiti della X. fastidiosa CoDiRo condotta in Puglia nel corso degli ultimi due anni. Gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche – si legge nella nota ufficiale – hanno esposto le principali varietà di piante da frutto perenni al batterio attraverso l’inoculazione artificiale e l’esposizione agli insetti vettori sul campo. Sono state testate piante da frutto mediterranee, come l’ulivo, la vite, il limone, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il pruno, oltre ad essenze boschive come il leccio e specie ornamentali come l’oleandro e la poligala a foglie di mirto».

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