La Vata e quell’arte antica

Vata SciurtiACQUARICA DEL CAPO.  Ad Acquarica l’attività di intrecciare il giunco palustre, paleddhru o meglio pileddhru, perché sottile come il pelo (pilu), storicamente ha rappresentato un’attività produttiva che ha visto tutte le donne esercitare questo antico mestiere, chi andando a lavorare a giornata e chi producendo nel tempo libero in casa. I prodotti finiti venivano venduti sulle spiagge della riviera romagnola in estate, ma anche esportate all’estero. Nel 1873 vennero esposte addirittura presso la Fiera mondiale di Vienna e successivamente varcarono anche l’oceano per essere commercializzate in America.
Ad incarnare più di ogni altra lo spirito artistico di questa produzione che ormai rischia di scomparire è stata Addolorata Olimpio (Vata Sciurti), che ha realizzato intessendo il giunco palustre un presepe bellissimo che si trova in una teca di vetro presso il Museo del Giunco a Palazzo Villani. Per la sua bravura “Vata Sciurti” ricevette la nomina a Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica.

Il Museo del Giunco di Acquarica non è aperto al pubblico tutti i giorni, ma si può visitare solo previa richiesta telefonica al Comune. Per ovviare alle difficoltà, il figlio della signora Olimpio, Salvatore Giulio, si è offerto di aprire il Museo su richiesta. Gli interessati perciò possono contattarlo telefonando allo 0833/ 722053. Un’occasione da non perdere per singoli visitatori, per i gruppi e le scolaresche.


 

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