Sannicola – Il destino l’ha voluta nella sua Genova proprio il giorno del crollo del ponte Morandi, attraversato giusto poche ore prima della tragedia, lo scorso 14 agosto. Stefania Ciccarelli (foto), pittrice di Sannicola, originaria proprio di Genova, era rientrata nella città natale per la perdita del padre Vincenzo. «Dopo la scomparsa di mio padre avevo deciso di restare in città per essere vicina ai miei famigliari e per sistemare i documenti. Poche ore prima del crollo eravamo passati sul ponte con mio fratello Roberto, che ha l’ufficio in centro a Genova e percorreva quel ponte varie volte al giorno», afferma la pittrice, ancora scossa per quanto accaduto nella città ligure.

“Incredulità e stupore: ora è come se Genova attenda ancora qualcosa” «La sensazione di quel momento è stata di incredulità e stupore e anche nei giorni successivi – continua la Ciccarelli – tutte le persone hanno portato con loro nel cuore lo stesso lutto collettivo che rimarrà con noi per sempre. Da quel viadotto ci passavano tutti, genovesi, turisti e lavoratori, perché collegava centro e periferia, porto, aeroporto e vie di comunicazione per il Piemonte, una zona di passaggio che univa i vari punti della città, levante e ponente, sia di Genova città che della Liguria». Il pensiero dell’artista va anche agli sfollati, a quanti avevano casa sotto il ponte Morandi: «Il dramma di quelle persone lo si legge negli occhi di tutti: la vita in un attimo ti toglie ogni certezza. In ogni bar, in ogni parco e crocicchio della città di incontrano i loro occhi smarriti e si ipotizzano le cause del crollo. Molte le ipotesi di complotto, dettate spesso dalla rabbia. Si vive in un’atmosfera sospesa, come se tutta Genova sia ancora in attesa di qualcosa. Ho pensato di andare ai funerali di Stato, per l’ultimo saluto alle vittime, ma poi sono rimasta a casa. Mi veniva in mente l’idea che ci potessero essere delle strumentalizzazioni politiche. Mi sono immedesimata nei parenti delle vittime e ho trovato più vicini al mio pensiero quanti hanno preferito le esequie private, senza nulla dire a chi ha accettato il rito collettivo: il dolore è qualcosa di così intimo e personale che ognuno ha deciso per se e ha fatto bene. Ci si può solo augurare di non dover mai prendere una decisione del genere».

 

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