La politica arte difficile, forse troppo

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Sarà stato pure un bene che siano cadute le ideologie sotto i colpi della storia, ma dovevano per forza seppellire anche i valori? E i partiti riformati, strumenti democratici previsti dalla Costituzione, dovevano per forza andare in direzione dei personalismi e dei gruppi di potere? Davanti ad un quadro di instabilità galoppante che non risparmia nessuno (ieri Casarano, oggi Gallipoli, e non finisce qui…) vengono in mente queste ed altre domande.

Ad esempio: ma a chi è portato alle piroette nessuno più insegna che la politica, semmai, è fatta di linearità e coerenza tra il dire e il fare? La politica è arte nobile e difficile, come diceva don Tonino Bello, ma con i ballerini e la danza – altra arte nobile – non c’entra per niente, è visibilmente altra cosa.

Invece Gallipoli si ferma di nuovo, come successo troppo spesso in questi ultimi cinque anni di stop and go continui. Stavolta in piena estate, mentre tutti i protagonisti hanno ragioni personali da vendere ma neanche una politica che spieghi come mai – oggi come ieri, beninteso – l’interesse pubblico viene sempre dopo. Ma sempre, sempre?

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