La faccia nascosta dell’estate

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GALLIPOLI. La discussione è divampata sui social network, tra chi difendeva a spada tratta gli imprenditori delle attività balneari ed i supermercati, anche se accusati genericamente di vendere alcolici a fiumi, pure a minorenni  (“Ma cosa avete contro gli imprenditori che pagano le tasse?”), e chi ha messo il dito, in maniera piuttosto dettagliata, su di un problema che in pochissimi (e nessuna forza politica) hanno avuto la voglia di vedere: il lavoro nero o seminero. In un caso e nell’altro, paradossalmente, sembrano essere stati i giovani le vittime predestinate.

C’è chi racconta esperienze altrui ma anche proprie, durante un’estate tanto affollata da stordire più d’uno. «Se mi dà il suo indirizzo privato le faccio vedere una busta paga di un giovane dipendente di uno stabilimento privato: lavora 12-13 ore al giorno, festivi compresi naturalmente, per un totale di 300-350 ore mensili ma in busta paga se ne ritrova retribuite 70-80 massimo. Sfruttamento o forse schiavismo, fate voi», scrive un ragazzo. Ribatte un altro: «Questa è evasione, roba per cui nei Paesi civili vai in galera. In un supermercato  con trucchi simili “risparmiano” 600 euro a mese da versare all’Inps per ogni dipendente…».

E se sono cooperatve a gestire gli stabilimenti, i lavoratori sono più tutelati? «Se sono soci lavoratori sì – si risponde – ma la società deve ternerli almeno 13 settimane sotto contratto e versare almeno 1.040 euro di contributi a trimestre più le varie imposte sul lavoro dipendente. Così il socio potrebbe avere anche una indennità mensile di disoccupazione pari a 643 euro lordi. Ma quanti lo fanno?».

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