Casarano – La chiesetta di Santa Maria della Croce oggetto di studio e approfondimento in Germania. All’annuale simposio organizzato dall’Istituto Haseloff nella città di Kiel, il 26 e 27 ottobre prossimi saranno lo studioso Francesco Danieli (di Galatone) e il presidente dell’associazione ArcheoCasarano, Alessandro De Marco, a relazionare sulla storia degli studi dell’antica chiesetta paleobizantina, oggetto, tra l’altro, del volume “Casaranello e il suo mosaico. Per aspera ad astra” (Edizioni Esperidi) ad opera dello stesso Danieli. Nei giorni scorsi, inoltre, anche il sito web della prestigiosa rivista specializzata National Geographic ha dedicato un servizio alla chiesetta ed allo studio di Danieli.  « Relazioneremo sulla storia degli studi relativa alla chiesa di Casaranello e di come, nel corso del tempo, si siano sviluppate delle teorie piuttosto fantasiose nell’interpretazione dell’edificio paleobizantino. In particolare ci soffermeremo su due aspetti: architettura e mosaici. In questi anni di ricerca – afferma De Marco – abbiamo verificato più volte, anche in tempi recenti, di come gli studiosi locali abbiano riempito pagine su pagine più per un proprio compiacimento personale che non per il fine della conoscenza dando vita così a teorie alquanto bislacche che hanno generato solo confusione».

Il progetto “Touch Casaranello” Negli ultimi anni la chiesetta è stata valorizzata dalle varie iniziative del progetto Touch Casaranello, portato avanti dall’associazione ArcheoCasarano. Lo scorso ottobre, la chiesetta aveva ospitato un convegno sul tema “Da Kiel a Casaranello, oggi come ieri. Viaggio alla scoperta di un monumento paleocristiano nel Salento” con l’intervento, tra gli altri, di Ulrich Kuder, docente presso l’università di Kiel e presidente dell’Associazione Arthur Haseloff e, per l’occasione, allo storico d’arte olandese Arthur Haseloff venne intitolata una strada nei pressi della stessa chiesetta.

“Necessari lavori sull’edificio” «Il problema principale nell’interpretazione dell’edificio sta nel fatto che gli unici dati archeologici a nostra disposizione provengono da un intervento di emergenza effettuato negli anni ’70 quando ormai il deposito archeologico era stato in gran parte compromesso. Ultimato questo lavoro di riordino degli studi – conclude De Marco – occorrerà occuparsi dell’edificio». L’obiettivo (“ormai necessario”) è quello di  avviare dei lavori in situ e prendere come modello il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, “ non tanto per le similitudini decorative quanto per le pratiche di tutela e valorizzazione”.

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