La Caritas reale

don Camillo

CASARANO. «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità”», scrive San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Lo sa bene don Camillo De Lazzari, 43enne originario di Casarano, dal 2005 direttore della Caritas diocesana, l’organismo che, con sede a Nardò, coordina le sedi locali presenti nelle varie parrocchie del territorio.

«Nell’ultimo triennio – spiega don Camillo – le famiglie assistite sono triplicate. Le richieste di aiuto, peraltro non più limitate ai soli viveri, sono aumentate esponenzialmente. Alle povertà tradizionali si aggiungono quelle nuove conseguenza della mancanza di lavoro». La crisi occupazionale si riverbera sui bisogni basilari, come casa e salute. «Fortunatamente – aggiunge il sacerdote – abbiamo volontari medici, commercialisti e professionisti che mettono a disposizione la loro professionalità offrendo aiuto e consulenza».

A soffrire non sono solo le famiglie con bassi redditi, ma anche quelle di ceto medio-alto, con problematiche economiche che vanno dall’indebitamento, al rischio sfratto sino all’usura. «Per far fronte a questi problemi – dice don Camillo – la Cei ha istituito un fondo di garanzia, il cosiddetto “Prestito della speranza”, che può erogare alle famiglie fino a 6mila euro in un anno e finanziare la nascita di piccole attività lavorative anche da 25 mila euro».

Ovviamente, la situazione presenta delle differenze all’interno della diocesi. Tra i comuni più colpiti dalla crisi compaiono Casarano e Gallipoli. Il primo messo in ginocchio dalla chiusura delle aziende calzaturiere, il secondo alle prese con gli eccessivi costi legati alla pesca. Non è un caso che proprio nelle due città saranno attivati due centri di accoglienza con servizio mensa. «Il centro di Casarano – annuncia il direttore – dovrebbe partire entro il 2013, quello di Gallipoli nel 2014».

Ma l’unico modo per far fronte alla crisi, secondo don Camillo, è quello di fare rete.

«Ci sono – conclude – competenze, strutture e macchinari, manca però la volontà di fare sistema e di reagire. Mettere assieme forze e idee per dar vita a qualcosa di nuovo: è questa la fatica che siamo chiamati ad affrontare».

 

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