L’urlo della Filanto

by -
0 1069

Poche speranze per il calzaturiero. Per la Filanto prevista la chiusura della modellistica

Casarano. Il grido d’allarme, questa volta, viene dagli stessi operai: lo “svuotamento” dell’azienda Filanto sarebbe all’ultimo stadio con la chiusura del reparto di modellistica. Verrebbe, in tal modo, ad essere cancellato il pezzo forte della fabbrica, da molti invidiato per le capacità degli stessi addetti in larga parte cresciuti e specializzati proprio sotto l’occhio vigile di “Mesciu Uccio”.

La delocalizzazione avrebbe, dunque, ancora una volta la meglio e la Filanto si avvierebbe verso un futuro di sola “commercializzazione” del prodotto con le scarpe ordinate altrove e poi rivendute.

Se chiude il reparto che disegna i campioni e i modelli è segno che le strategie stanno mutando radicalmente a discapito di quanti ancora credono nel rilancio del settore. L’ipotesi (secondo i ben informati più che concreta) è emersa nel corso di una recente assemblea dei cassaintegrati svoltasi nella sede locale del Pd alla presenza dell’onorevole Teresa Bellanova e dell’ex sindaco Remigio Venuti. I lavoratori hanno ormai maturato la consapevolezza che, viste le premesse, il rientro in fabbrica appare sempre più un miraggio. Per vedersi restituiti “lavoro e dignità”, gli stessi cassaintegrati hanno chiesto di avviare una raccolta firme che porti ad una proposta di legge contro le delocalizzazioni.

Su Facebook hanno scritto: «Occorre riportare il lavoro in Italia mentre per quanti decidono di restare all’estero l’Iva va portata al 70 per cento per finanziare, con quei ricavi, il lavoro in Italia».

A fine anno, intanto, la mancata riconferma della cassa integrazione “in deroga” dovrebbe riguardare ben 5.500 operai in tutta la provincia. Tra le aziende più grosse la Filanto (con 1.000 operai), l’Adelchi (con 700) , la Romano di Matino (con 230) e tante altre piccole imprese del manifatturiero della zona.

Tra queste anche la “Sendy srl” di Casarano, azienda operante nel settore calzaturiero per conto di grandi marchi della moda, con 16 operai destinati a perdere il posto di lavoro. Decisiva, ancora una volta, la decisione dei committenti di delocalizzare all’estero le produzioni per un calcolo di pura convenienza economica.

Intanto se il sindacato riporta alla memoria l’accordo di programma del 2008 (mai attivato) tra Governo, Regione e Comune con uno stanziamento di 20 milioni di euro, poi ridotti a cinque, Antonio Filograna, presidente della “Filanto spa”, si dice aperto al confronto pur confermando che “i tempi sono drammatici e le politiche industrilai vanno riviste in un’ottica nuova rispetto a qualche anno fa”.

Commenta la notizia!