L'impresa eccezionale: essere normali

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Fernando D'Aprile, direttore di PiazzasalentoTra chi vorrebbe stoppare lo sviluppo infinito, perchè infinito fisicamente non può essere,   e chi predica una “decrescita” addirittura “felice”, si sta facendo strada un pensiero che si alimenta di riscontri provenienti da vari campi. Si pensi ai nostri Comuni, quei palazzi così dispendiosi e disinvolti che ci fanno montare la rabbia ed invocare controlli e sanzioni. O alle Province che tutti volevano – sulla carta – abolire e che, almeno, adesso vengono accorpate per ridurre le spese.
Nei ripensamenti generali e globali non fa eccezione il mondo del calcio e dello sport in genere. Anche qui fusioni, cancellazioni e rinunce addirittura a entusiasmanti promozioni conquistate sul campo. C’è chi rinuncia ad un troppo costoso campionato e chi non disarma del tutto e decide di dedicarsi ai tornei minori, quelli dei ragazzini, tutto volontariato e pochi soldi.
Per questa strada passo dopo passo potrebbero venire dei buoni risultati. Si potrebbe recuperare il gusto del gioco,  più che della competizione e della vittoria a tutti i costi. Si potrebbe cogliere il senso vero dello sport ed anche dello stare insieme, mettendoci il proprio di valore aggiunto, senza grandi marche nè riflettori. Si potrebbe reimparare a divertirsi e gioire senza tanti artifizi e contorni conturbanti. C’è alternativa?
Se il palcoscenico è un lusso, la normalità può tornare ad essere una intrigante virtù.

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