«Isola sì, ma con accesso libero. Ci sentiamo davvero espropriati»

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La sbarra che ne chiuderà l’accesso

Felline vorrebbe rimanere con i piedi ben saldi “per terra” e non galleggiare su di un’isola…pedonale. La pensa così una parte della popolazione, in totale disaccordo con la chiusura (ormai prossima) del centro storico al traffico veicolare.

Partirà, infatti, entro la fine del mese, quel che la giunta del sindaco Antonio Ermenegildo Renna aveva deliberato lo scorso 15 giugno: no alle auto in Piazza Caduti e Largo Piazza, così come in alcune stradine del cuore antico della frazione. Ad impedirne la circolazione, barre di chiusura telecomandate (sollevabili, a mezzo di schede magnetiche, solo dai residenti e dagli altri utenti autorizzati) e dissuasori non removibili.

Se le barre sono ancora lì, sollevate, l’ostacolo dei dissuasori si fa sentire ormai da tempo. Se ne lamenta, infatti, il proprietario della macelleria in via Chiesa: «Quei paletti, posti all’imbocco della stradina, non permettono il corretto passaggio dei mezzi di soccorso in caso di pericolo, inoltre vanno a danno della mia attività, giacché i clienti sono costretti a parcheggiare molto lontano». Poco più in là, in Largo Piazza, c’è chi, avanti con gli anni, si rammarica di non veder rispettate alcune tradizioni, come il passaggio (ormai precluso) dei cortei di matrimoni e funerali.

E sulla faccenda si esprime anche chi abita in periferia, lontano dalle aree pedonali, sentendosi «espropriato da spazi urba  ni che dovrebbero costituire un bene pubblico». Un danno, dunque, anche psicologico e culturale, oltre al fatto che il provvedimento pare ai più «superfluo, perché in inverno, soprattutto la mattina, non c’è la necessità di chiudere al traffico quelle zone, e poi i fellinesi, dotati di un forte senso civico, non hanno mai avuto la brutta abitudine di occuparle con le auto».

Insomma continua a far discutere, soprattutto tra i residenti, la decisione di meglio tutelare il centro di Felline impedendo l’ingresso di auto e motori. Alcuni ne fanno una esigenza esclusivamente stagionale: forse sarebbe giusto d’estate quando nel piccolo centro si riversa tanta gente attratta dalla bellezza del posto, ma nelle altre stagioni il flusso è contenuto, sicché la tutela appare troppa.

Bisogna registrare anche una tendenza ormai molto diffusa in Italia soprattutto nei piccoli centri, nel borghi, che una legge è in procinto di tutelare a condizione che siano rispettati alcuni standard, come appunto la qualità della vita, l’offerta turistica, la difesa del patrimonio artistico.

Felline è su questa lunghezza d’onda: il castello, la piazza, i vicoli, la salubrità dell’aria, ne fanno una delle più incantevoli   località italiane. Tutto questo vale anche qualche sacrificio.

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