Antenne, nuova lite sui dati. Discordanti

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NUMERI IMPORTANTI. Nella foto una postazione della Mediasud situata sul balcone di una abitazione e sullo sfondo una delle antenne della collina parabitana. Di recente i consiglieri di opposizione hanno reso noto altri dati di indagini elettromagnetiche più alti di quelli uffi ciali

Parabita drizza le antenne, è il caso di dire, sull’inquinamento elettromagnetico. Ad acuire polemiche mai sopite una delibera comunale del 3 ottobre con la quale si autorizza l’installazione di un ripetitore di telefonia mobile della società H3G, sul tetto del palazzo comunale. «Per poche migliaia di euro di locazione (11mila euro lordi) – denuncia Marco Cataldo, lista “Bene comune” – si aggiungeranno altre radiazioni nel cuore della città, aumentando i rischi di contaminazione di una comunità già pesantemente esposta».

Difende la legittimità del provvedimento il vicesindaco Cacciatore, per il quale si tratta di un servizio di pubblica utilità per una maggiore copertura di rete, condotto con la massima precauzione e nel rispetto del piano di localizzazione comunale, che non ne vieta l’esistenza.

Ad ulteriore garanzia della salute pubblica, l’assessore ha assicurato che prima dei lavori verrà effettuata una misurazione dei livelli di contaminazione da parte dell’Arpa, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente. Ma è proprio sui dati che si consuma un altro scontro. Cacciatore cita quelli evidenziati nel maggio 2011 dall’azienda privata Mediasud, rientranti nei parametri di legge, cioè 6 volt per metro, nei pressi delle Elementari di via Roma.

I consiglieri Cataldo e Gatetano Panese ne citano altri rilevati dall’Arpa nel medesimo periodo a due isolati di distanza: 8,30 volt per metro, quindi sopra il consentito. L’accusa rivolta alla maggioranza è quella di non aver reso noto tutti i dati  presenti nei dossier. Tutto ciò mentre le centraline di misurazione sono spente per mancanza di soldi.

Tutto ciò mentre le centraline di misurazione sono spente per mancanza di soldi. «Ma così non dovrebbe essere – insiste Cataldo – dal momento che lo stesso piano di localizzazione prevedeva l’utilizzo dei canoni rivenienti da postazioni di ripetitori telefonici per informare e monitorare l’elettromagnetismo.Ricordo che esistono due postazioni nelle campagne di Parabita, il cui gettito è di circa 40mila euro. Per che cosa sono stati utilizzati quei soldi? Infine penso che sarebbe opportuno far scegliere ai cittadini se è meglio avere un’altra fonte inquinante oppure rinunciare a quell’introito pur avendo una minore copertura di rete».                                      

DP

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