Il prefetto Claudio Palomba

Gallipoli – Un’altra interdittiva antimafia interviene per cercare di stoppare infiltrazioni della criminalità organizzata in aziende leader nel loro settori. E ancora una volta tra gli affari che fanno gola ci sono i servizi per la raccolta e smaltimento dei rifiuti. Sembra infatti che a dare la decisiva accelerata alla misura antimafia nei confronti di Igeco costruzioni spa (che, va ricordato, ha carattere preventivo che prescinde dall’accertamento di singole responsabilità) è quanto accertato dalle indagini lunghe e complesse condotto sulla gestione della Nettezza urbana nel Comune di Parabita, dove dal 2010 uomini del clan Giannelli (compreso lo stesso Marco) si  infilavano negli organici della società di San Donato. L’operazione Coltura del 2015 ha portato poi, come si sa e come accaduto in altre realtà pugliesi, allo scioglimento del Consiglio comunale ed all’arrivo dei commissari prefettizi.

L’interdittiva alla Camassambiente a Gallipoli Uno stop dello stesso tipo era arrivato, oltre un anno fa, alla Camassambiente che era risultata vincitrice della gara d’appalto del servizio di igiene ambientale dell’Aro che ha come capofila Gallipoli. La spa barese era stata fermata e data in mano a commissari esterni anche in quel di Bisceglie dove i clan Parisi e simili avevano trovato il modo di far assumere loro uomini.

In quest’ultimo caso è dal 2015 la prima relazione riservata del prefetto di Lecce, Claudio Palomba contenete le risultanze del lavoro durato alcuni mesi del Gruppo interforze per gli appalti. Tra frenate ed accelerazioni sulla linea delle Prefetture di Lecce e Roma, si è dovuto attendere il 4 ottobre 2018 per vedere arrivare il provvedimento interdittivo, comunicato ai Comuni che hanno appaltato servizi o lavori alla Igeco spa tra cui Parabita.

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La nostra società in nessuna delle sue sedi ha ricevuto notifica di questo provvedimento”, ha affermato Cinzia Ricchiuto mentre andava in onda su Telerama il servizio sull’accaduto. “Non appena lo avremo, lo studieremo ed utilizzeremo tutte le possibilità che la legge ci offre per tutelare gli interessi dell’azienda”, ha aggiunto la dottoressa Ricchiuto, preannunciando così una più che ovvia battaglia legale. Il colosso salentino fondato da Tommaso Ricchiuto, con cantieri anche in altre regioni italiane, ha registrato un fatturato di 27 milioni nel 2017, contando 276 dipendenti ed un patrimonio netto di circa 20 milioni.

Come prima conseguenza del provvedimento potrebbe scattare il commissariamento delle molteplici attività della Igeco spa, una gestione affidata ad un commissario o più commissari di nomina prefettizia. Poi si porrà il problema di come intervenire sui contratti in atto: non tutti, solo su quegli appalti in cui la puzza dovuta alla vicinanza o all’interessamento della criminalità è decisamente avvertibile.

 

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