Il ‘triangolo della vergogna’ simbolo di Lido Conchiglie

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La “terra” di nessuno, emblema della marina

Sannicola. “Stessa spiaggia stesso mare”, era il tormentone canoro che negli anni ‘60 invitava i vacanzieri a non modificare le loro frequentazioni estive al mare.

Per Lido Conchiglie, località marina da lungo tempo contesa, sedotta e sempre abbandonata dai suoi due padri Gallipoli e Sannicola, il motto della celebre canzone con il passare degli anni diventa un invito pronunciato all’insegna del “vorrei ma non posso”, mentre, per ammissione comune, “chi è venuto un anno difficilmente ci ritorna il prossimo”. I motivi sono sotto gli occhi di tutti.

Anche l’estate 2011, giunta nella sua fase cruciale, sta trascinandosi con l’annosa diatriba della località divisa tra due Comuni. C’è il disagio per il lungomare invaso da baracche ambulanti (più o meno autorizzate), con un’illuminazione scarsa, un servizio di nettezza urbana approssimativo (due siti per la differenziata nella parte di Sannicola, uno in quella di Gallipoli, dove manca però il contenitore per il vetro).

La lista dei problemi è ben assortita. Chi visita la località per la prima volta non potrà non osservare un terreno situato all’ingresso dell’abitato ed ubicato sulla sinistra tra la scogliera e il lungomare. La zona ha un nome proprio, ma è passata alla storia come il “triangolo della vergogna”. Un tempo proprietà di privati, poi ceduta al Comune di Sannicola ma ricade in territorio di Gallipoli.Un bel rompicapo, anche per uno specialista come Kafka.

Oggi la zona si presenta abbandonata a se stessa, priva di servizi elementari soprattutto i servizi igienici (fino a due anni fa c’erano i bagni chimici mobili poi non più installati) senza una pavimentazione e invasa da polvere e rifiuti. Problema: chi è l’ente che deve occuparsi della gestione di tale pezzo di territorio?

Luigi Scarpa

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