Il parco c’è e si vede ora ecco cosa serve

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CINQUE “PSI” Tra le proposte di Legambiente scaturite dalle richieste dei isitatori, spiccano questi cinque capanni forniti di servizi igienici, acqua potabile, raccoglitori di rifiuti differenziati, impianti di videosorveglianza: i punti servizi integrati sono negli accessi più frequentati

Gallipoli. Cosa dice la prima stagione di gestione “ufficiale” del Parco naturale Isola di Sant’Andrea-Litorale di Punta Pizzo? Cosa hanno chiesto, indicato, denunciato le migliaia di visitatori provenienti dal Nord ed Est Europa e da tutt’Italia? Cosa andrebbe fatto per accogliere meglio i prossimi ospiti  e, tra queste, quali quelle più urgenti? Le risposte a queste ed altre domande sono contenute in una corposa relazione-bilancio della Legambiente di Gallipoli, circolo “Antonio Cederna”, con sede in piazza Matteotti 2.

Chi se ne occupava (nei due anni precedenti alla firma della convenzione triennale col Comune), chi se ne occupa e ancora se ne occuperà, ha fotografato le bellezze, le criticità, le attrattive e le minacce in una trentina di cartelle ricche di mappe, immagini, spunti e proposte. Gli indirizzi sono quelli dell’Ente locale, certo, ed anche del Sistema culturale ambientale  (Sac, capofila Sannicola) “Salento di mare e di pietre” per i percorsi e le piste esistenti; dell’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali (Arif) col suo vivaio in località “Li Foggi”; degli operatori turistici e delle loro associazioni; dei produttori del settore agricolo e zootecnico; delle associazioni e dei centri di promozione sportiva.

I tanto odiosi rifiuti, ancor più insopportabili alla vista se abbandonati in un contesto di natura rigogliosa, raccontano non solo la sciatteria e talvolta la violenza dei proprietari ma anche altro: una siringa sotto ad un ginepro, un biglietto aereo Miami (Florida)-Milano, un testo in cirillico in una bottiglia, pagine della Bibbia magari accanto ai resti naturali di pic nic  (alimenti, bevande) e chimici (piatti e bicchieri di plastica, posate, lattine) o a relitti di attrezzature da mare (ombrelloni, sedie sdraio…). Cosa fare lo indica Legambiente. Intanto contenitori capienti ai varchi di ingresso più frequentati, ma l’optimum sarebbe la creazione di punti di servizio integrati: capanni con dentro servizi igienici, raccolta differenziata degli scarti umani; informazione e vigilanza; fornitura di bici, distribuzione di acqua alla spina, impianti di video sorveglianza. Sì, perché se negli ultimi tre anni la presenza dei volontari del Cigno ha fatto di molto ridurre atti vandalici e delinquenziali (furti a turisti e bagnanti, piccoli incendi), ancora persiste una certa microcriminalità. Ideale sarebbe un sistema di videocamere in grado di giorno di rilevare il fumo e, di notte, le fonti di calore.

Ma è la richiesta di parcheggi in cima alle segnalazioni dei frequentatori sempre più numerosi del parco, in aree ovviamente lontane dalle dune e dalla vegetazione, le une e l’altra bisognose di cure e “restauri” da non rinviare. Per preservare un tesoro chiamato parco.

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