Il lungomare rivela le facce di una medaglia

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L'editoriale di Fernando D'AprileAlle 6 il lungomare ci racconta le ultime imprese di alcuni  “guerrieri”. Gruppi di giovanotti stanchi di bere, sniffare e di pisciare dal balcone del condominio; adesso sembrano più propensi a mettere a cuccia il proprio io frustrato e frustrante. Hanno cominciato, del resto, a mezzogiorno del giorno prima: “sparame ‘n piettu” li chiamiamo qui da noi, gli spavaldi pronti a tutto a spese degli altri, pronti pure ad offrire il proprio petto al fucile nemico (quando sono sicuri che non ce n’è, beninteso)…

Alle 6 lo stesso lungomare, il Galilei – l’altro è inutilizzabile – ci mostra i ragazzi seduti ai tavolini dei casotti che servono wurstel col panino o sui muretti. Fino a poche ore prima sono stati con quegli altri, a servirli con cocktail e beveraggi vari, o dentro le cucine e le sale di ristoranti, alberghi, campeggi. Pure loro, del resto, hanno cominciato il mezzogiorno prima a lavorare. E adesso pensano a come impiegare quei soldi, il viaggio desiderato, l’anticipo per la macchina, il regalo all’amica del cuore…

Alle 6 il primo sole non scherza: restituisce i contorni alle cose e alle persone così come sono. E l’insieme sembra meno schematico e semplice di quanto pensiamo o speriamo. Ma la bella scommessa è proprio questa, lo dice il lungomare. Ed anche chi invidia questo movimento (San Cataldo di Lecce, Melendugno con le sue marine, i turisti di Palermo…). Pensiamoci su, senza anatemi o scorciatoie.

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