Il giro del mondo per professione: dal Salento al Vietnam

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Matino. Da Matino in Vietnam, senza rimpianti. Anche perché l’occasione di avviare un nuovo stabilimento produttivo non capita tutti i giorni. Sono ormai tre anni che Fabio Albanese, nel frattempo diventato anche segretario della Camera di commercio italiana in Vietnam, vive e lavora a migliaia di chilometri dalla sua casa di Matino. Abituato a viaggiare, forse perché da bambino ha girato il mondo seguendo il padre, chef di professione.

Tappe ben scandite quelle della sua vita: dai 15 ai 23 anni si dedica allo sport, tra le fila della Libertas basket di Lecce, che militava in serie B. Poi la laurea in ingegneria all’Università di Bologna e il lavoro alla Datalogic, multinazionale che opera nel settore dell’identificazione automatica.

Il Vietnam è arrivato per caso. «Il primo volo – racconta Fabio – è atterrato ad Ho Chi Minh city nel maggio del 2009. La mia azienda mi ha offerto di guidare lo start-up e la messa a regime di uno stabilimento produttivo e di un dipartimento di ricerca e sviluppo nel Saigon Hi Tech Park. Per i primi tre mesi ho vissuto solo, poi la mia compagna Monica e il mio piccolo Andrea mi hanno raggiunto per vivere insieme quest’avventura».

Dal Salento all’Asia il salto non è indifferente; il cambiamento di cultura abissale. «L’impatto è stato forte – conferma Fabio – e il primo ostacolo è il clima, soffocante nella stagione delle piogge. Il secondo è il cibo: sostituire la dieta mediterranea con la cucina vietnamita non è semplice». Altri ostacoli possono derivare dalla difficoltà di comunicazione, soprattutto sul luogo di lavoro. «Ripartire da zero non è facile. Spesso è difficile comunicare perché il livello di conoscenza dell’inglese qui è piuttosto basso».

Ma poi tanto male non dev’essersela cavata Fabio Albanese se, in poco tempo, è riuscito a conquistare un posto di rilievo nella Camera di commercio italiana. «Ho avuto l’onore, durante il mio primo anno in Vietnam, di essere eletto consigliere dell’associazione che riunisce gli operatori business italiani presenti nel territorio vietnamita. È un impegno volontario, ma che permette di rimanere in contatto con gli altri italiani di Saigon e di dare piccoli contributi a sviluppare la presenza italiana qui.
Rispetto a tanti altri paesi esteri, il business italiano in Vietnam è solo una piccola frazione degli investimenti totali. Questo va visto, a mio parere, come un punto a favore per il futuro perché significa che le possibilità di crescita in un’economia esplosiva come quella vietnamita sono ancora più alte».

Maria Antonietta Quintana

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