Il Calvario rischia grosso

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Un’immagine centrale del Calvario

Casarano. “Salviamo il Calvario dal degrado”. Questo il grido d’allarme della confraternita dell’Immacolata che per recuperare le edicole in cartapesta che rappresentano la Passione dovrà spendere circa 20mila euro. Per recuperare almeno parte della cifra, l’associazione retta dal priore  Fabio Cavallo ha lanciato una colletta  chiedendo l’aiuto dei cittadini, delle imprese e delle attività commerciali.

Il Calvario rappresenta un monumento importante non solo dal punto di vista artistico ma anche devozionale, fulcro della solenne processione del Venerdì santo. I lavori per la sua costruzione vennero avviati nel 1911, con l’abbattimento del piccolo calvario preesistente del 1829, mentre le cinque edicole dell’abside raffiguranti i “Misteri” vennero realizzate tra il 1913 ed il 1918 ad opera dell’artista Raffaele Caretta, scomparso nel 1950.

Oggi versa in un cattivo stato di conservazione. Il progetto per il recupero è stato approvato lo scorso settembre dalla Soprintendenza di Bari ma per le operazioni di restauro non è previsto alcun finanziamento pubblico. Da ciò l’idea di chiamare a raccolta la città «certi che il forte legame e la grande devozione che legano i casaranesi a questo sacro luogo si esplicherà in un collettivo contributo economico da parte di molti» affermano dalla confraternita che, da sempre, ha la cura e la manutenzione del monumento.

L’urgenza dell’intervento è dovuta alla necessità di evitare la totale distruzione dei manufatti, oltre che a tutelare l’intero monumento dall’umidità e da ogni forma di degrado. In particolare, la cartapesta risulta lacerata nei punti di fissaggio sull’intelaiatura di legno e si notano diffuse lacune di colore e distacchi di parti, oltre che stuccature e ridipinture posticce.

Oltre alle edicole dell’abside, anche la realizzazione della grotta, opera  dello stabilimento Carmelo Bruno di Lecce, e la recinzione di ferro vennero portati a termine da donna Olimpia Passero Sylos, baronessa D’Elia.

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