I nodi del Comune

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L’alienazione di alcuni immobili comunali pare essere la soluzione per venire fuori da una situazione di bilancio diffi cilissima. Sono stati già venduti l’ex cantina S. Giuseppe (in foto) e un’area fabbricabile in contrada Pietrabianca.

Casarano. Superato ormai un terzo del suo mandato (a Casarano si voterà in primavera), il commissario straordinario Giovanni D’Onofrio si trova ancora molti punti all’ordine del giorno nella sua agenda.

Primo fra tutti la verifica della situazione economica che molti considerano grave. La parola che circola con insistente preoccupazione negli ultimi tempi è solo una: dissesto. Che D’Onofrio pensi a tale soluzione è cosa nota visto che lo stesso commissario non fa che giustificare ogni sua decisione con la necessità di “evitare un dissesto che per il Comune avrebbe conseguenze gravose”.

Da ciò lo sfratto dell’Adovos (ancora in stand-by), per poter completare la vendita degli immobili, così come il licenziamento dei lavoratori precari, con conseguenze ancora da valutare sull’andamento della macchina amministrativa e di conseguenza sui servizi resi ai cittadini, nonché l’azzeramento di qualsiasi contributo ed enti ed associazioni, cui viene persino chiesto il pagamento della tariffa per l’occupazione del suolo pubblico per l’organizzazione di sagre o eventi.

Al di là delle voci sulle presunte “dimissioni” dello stesso D’Onofrio, circolate con insistenza in una sera di fine luglio ma poi smentite, a Palazzo di Città c’è chi è pronto a giurare che il dissesto sia dietro l’angolo. A provocarlo conti difficili da far quadrare (nonostante il bilancio di previsione sia stato approvato) ed una cronica carenza di liquidità che metterebbe a rischio persino gli stipendi dei dipendenti (come già accaduto nel recente passato).

Panacea di tutti i mali sembrerebbe essere l’alienazione degli immobili comunali ceduti già dall’amministrazione De Masi alla società “Casarano Città Contemporanea” allo scopo di far cassa. Incassati all’incirca 900mila euro dalla vendita dell’ex cantina San Giuseppe e di un’area fabbricabile in contrada Pietrabianca, resta però da capire se e quando verranno messi all’asta gli altri immobili, ossia l’ex caserma dei Carabinieri, l’ex ufficio sanitario di piazza San Giovanni, il complesso sportivo della zona industriale, ed il mercato coperto di contrada Botte.

Quanto si potrà ricavare dalla loro vendita (prevista già per maggio ma poi disattesa) e quanto questa nuova liquidità permetterà alle casse comunali di poter respirare (e per quanto tempo ancora) è poi difficile da dire soprattutto senza conoscere con certezza l’entità dell’esposizione debitoria dell’ente. Proprio per questo, prima della pausa estiva, alcune forze politiche (Pdl ed Idee Insieme) avevano sollecitato il commissario per avere contezza della situazione del bilancio comunale “per la necessità di individuare l’eventuale esistenza di misure idonee a scongiurare la dichiarazione di dissesto finanziario che, certamente, rimarrebbe come macchia indelebile nella storia di Casarano”.

Va da sé che tale “macchia” avrebbe conseguenze anche sulle elezioni amministrative della prossima primavera, con le forze politiche pronte a scontrarsi (come già ora fanno) sulla paternità dell’ammanco. Le difficoltà del Comune non possono, inoltre, che ripercuotersi anche sui progetti di Area Vasta (con Casarano capofila tra 66 altri enti): la stessa Regione ha di recente sollecitato a “procedere speditamente nella cantierizzazione dei progetti” per evitare ulteriori perdite di tempo (in ballo ci sono progetti per ben 3,5 milioni di euro).

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