I netturbini, il dovere e gli altri

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Ato, Aro, ditte, assessori, controlli… eppure se abbiamo potuto tutto sommato godere in modo accettabile di questa estate, il merito è anche loro che – in molti casi, a Gallipoli come a Racale – hanno continuato a lavorare, con orari pesanti, mezzi semisfasciati, talvolta senza guanti e, ciliegina sulla torta, senza neanche stipendio. Manca all’appello degli spazzini non solo quello di agosto, ma anche i salari di luglio, giugno, maggio…

Tra Ambiti territoriali (Ato) e loro filiazioni altrettanto inefficienti (Aro) in via di cancellazione; tra Comuni in rosso sparato che non pagano le ditte; tra ditte per questo in difficoltà e che magari pure  ci speculano; in un contesto assai poco raccomandabile, loro, i netturbini, forse sono stati gli unici a fare onestamente il proprio lavoro, tenendo duro anche là dove altri cedevano, si voltavano dall’altra parte, si eclissavano.

Più in là di una manifestazione sotto il Comune non sono andati. Perciò hanno ricevuto, tra l’altro, anche la solidarietà di quel signore che ci ha chiesto sbigottito: “Ma è vero che i netturbini non li pagano?!”. Sì, è vero. In piena estate, che per noi dovrebbe essere la fabbrica di carta moneta

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