Ristorante in fiamme nella notte

Una delle finestre del locale dalle quali sono fuoriuscite le fiamme

Gallipoli. Anche se gli inquirenti non dicono nulla, il pensiero di  tanti corre verso un’unica direzione: il racket delle estorsioni, di casa a Gallipoli e pienamente operante dal 2007 al 2010 come proverebbero le approfondite inchieste chiuse con rinvii a giudizio di esponenti di primo piano della mala locale.

Il boato notturno di qualche tempo fa, con fiamme alte e violente, non solo ha svegliato di colpo un pezzo del borgo nei pressi di piazza Carducci, ma anche le preoccupazioni di tanti cittadini, ammutoliti davanti alla facciata annerita di un palazzo novecentesco che ospitava un esclusivo ristorante, il “I’m”.

E’ andato tutto in fumo a causa del combustibile conenuto in due grosse taniche rinvenute all’interno.

Nessun dubbio, neppure uffcialmente dunque, sull’origine dolosa e volontaria dell’incendio. Chi lo abbia appiccato e perchè resta invece ancora da scoprire.

I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare molto prima di riuscire a spegnere completamente l’incendio, per poi transennare l’ampio marciapiede prospiciente il corso per effettuare le verifiche di rito anche sulla stabilità dell’edificio.  Si calcola un danno di diverse centinaia migliaia di euro.

I rilievi sono stati fatti dalla polizia gallipolina, diretta dal vicequestore Emilio Pellerano, ma al momento non si sbilancia nessuno circa i probabili  retroscena e moventi.

Scosso il proprietario, Graziano Verardi, 34enne del posto, molto conosciuto in città in quanto ex titolare di una rivenditoria di tabacchi e ricevitoria “La dea bendata”.

Alla polizia l’uomo ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce di estorisione e di non essere assicurato. Il locale era dotato di una sola videocamera di sorveglianza, posizionata all’esterno, però mai entrata in funzione.Questo rende un po’ più difficili le indagini. Gli inquirenti stanno visionando tutti i filmati registrati dalle telecamere presenti sul corso.

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