Grande non solo il caffè

quintino sarcinella

MELISSANO. Quarant’anni d’attività dietro un bancone. Poi, il 1° ottobre, un cartello: “Chiuso”. Così, in punta di piedi, quasi chiedendo sommessamente scusa. Melissano perde un altro pezzo di storia con la chiusura del bar-gelateria “Gran Caffè”, guidato con maestria da Quintino Sarcinella (per tutti “’Ntinu”) insieme alla moglie Gilda e ai due figli Antonella e Gianni.

Una vita per il bar, quella di Quintino. Già dal 1961, piccolo garzone di bottega presso il bar di Palmiro e Marisa Muscella, poi rilevato nel 1973 con Gilda. Una vita condivisa con la piazza del paese, da spettatori non paganti di tante storie, felici e tristi, raccontate dalle migliaia di clienti che si sono affacciati dall’altra parte del bancone per bere un caffè parlando di calcio o gustare uno di quei gelati-capolavoro (come lo “Spumone”) che l’hanno reso famoso in tutto il Salento e non solo.

Tanti i ricordi: «Uno dei più simpatici – racconta Quintino – risale al Natale di più di trent’anni fa. Il bar era pieno di gente elegante che, per la ricorrenza solenne, aveva indossato l’abito “buono”. Poi, dopo un mio cenno d’intesa, Cosimino “Pascalineddhu”, il pescivendolo, lanciò in aria una torta, facendola roteare e macchiando di panna gli abiti dei nostri clienti. Scoppiò il finimondo…». Il trasferimento dal vecchio “Bar Marisa” al nuovo “Gran Caffè” avvenne il 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci.

Per anni, “U barra du ‘Ntinu” è stato una grande famiglia, punto di riferimento di tante generazioni, collettore e testimone delle storie di paese. Ma adesso, per Quintino e Gilda, è giunto il momento del meritato riposo. E di diventare nonni, da qui a qualche settimana. L’ultimo colpo di straccio al banco del bar e un inchino prima di uscire di scena: «Oltre ai nostri gelati – precisa Quintino – c’è tanto altro di buono a Melissano. Ci porteremo dietro ricordi indelebili. Ai melissanesi possiamo solo dire una cosa: grazie di tutto». Gratitudine espressa con dei manifesti affissi per il paese.

Dopo la morte di Dante Micheli e la chiusura del “Gran Caffè”, la piazza, d’ora in poi, si sentirà ancora più sola.

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