Giornata della pace e del malato: a Gallipoli due importanti appuntamenti diocesani

mons. Fernando FilogranaGALLIPOLI. Sono due i prossimi appuntamenti diocesani che si svolgeranno a Gallipoli: il primo il 31 gennaio sul tema della pace ed il secondo, il 10 febbraio, in occasione della Giornata diocesana del malato. Sabato 31, alle ore 10,30, nella sala delle conferenze dei Caroli hotel (via Lecce), ed alla presenza dei Sindaci della diocesi, si terrà un convegno sullo scottante tema, a cui prenderanno parte, oltre al vescovo, mons. Fernando Filograna (foto), anche mons. Giorgio Chezza, già addetto alla nunziatura apostolica in Siria ed ora, proprio a seguito ai bombardamenti (che interessarono anche la sede del palazzo apostolico di Damasco), primo consigliere della nunziatura apostolica in Italia. Preziosa sarà pertanto la sua testimonianza, vissuta in prima persona. A conclusione del convegno, sarà proprio il diplomatico salentino (mons. Giorgio Chezza è originario di Matino) a consegnare ai 18 sindaci un documento sulla pace a firma di Papa Francesco.

L’altro appuntamento, martedì 10 febbraio, sul tema della sofferenza e della non altrettanto facile problematica connessa all’assistenza del malato, promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale della salute (direttore il cappellano del presidio ospedaliero di Gallipoli, don Marcello Spada). Dopo una visita nei reparti dell’ospedale da parte del vescovo Fernando Filograna, con la partecipazione di un migliaio circa tra volontari e malati provenienti dalle varie realtà della diocesi, alle ore 15,30 verrà portata processionalmente la Statua della Madonna di Lourdes nella vicina chiesa parrocchiale di S. Gabriele dell’Addolorata (parroco don Piero Nestola), dove si concluderà la manifestazione con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo. Particolarmente significativo il tema della giornata, la malattia che per un credente diviene anche una sorta di “Vangelo superiore”, anche perché a tenere l’omelia saranno proprio alcuni malati, che della loro infernità hanno fatto anche la propria ragione di vita.

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