Gioco d’azzardo: società truffaldine, concessionarie “distratte” e criminali scatenati

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cataldo motta procuratore della repubblicaConcessionarie autorizzate che si “dimenticano” di versare allo Stato il contributo riscosso (il Preu, prelievo erariale unico) per ogni giocata, creando crediti  spaventosi e alla lunga inesigibili; gestori che trascurano di collegare la macchinetta al centro nazionale che registra tutti i movimenti in denaro; società formalmente pulite che con prestanomi e sedi lontane rendono pressocché impossibili i controlli; operatori legati alla criminalità che obbligano bar, cartolerie e tabaccherie a utilizzare i propri apparecchi taroccati: c’è di tutto intorno ad una torta sempre più grande e appetitosa, se è vero che l’Italia oggi ha il triplo di Videolottery degli Usa.

In questo quadro non sorprende perciò che in questi anni si sia gonfiata in modo abnorme la sacca dei punti scommesse non autorizzati. Lo Stato non ha trovato di meglio che procedere ad una sanatoria delle circa 7mila agenzie “in nero”. Al condono, scaduto il 2 febbraio scorso hanno aderito appena in 2.400 che pagheranno 15-16mila euro a testa per mettersi in regola. Troppo poco per lo Stato che contava su 220 milioni di entrate e ne vede arrivare 70. Tanto che adesso si pensa ad una proroga dei termini contro la quale aumentano le proteste.

In Puglia, secondi i dati di Agipro, tra il 2013 e il 2014 le agenzie irregolari sono diventate 1.500 da 924 che erano; in provincia di Lecce ci sono 151 agenzie irregolari (basta un pc e una stampante per operare) e 144 legali; stesse proporzioni a Nardò, Gallipoli e Galatina. Durante una massiccia operazione dei finanzieri durata cinque giorni nel marzo 2014 in tutta Italia, solo una slot su quattro è risultata in regola.E gli operatori legittimi protestano, ovviamente: la concorrenza sleale ha provocato una riduzione delle giocate del 40% nell’anno scorso.

Di pari passo crescono le infiltrazioni criminali. Il capo della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta (foto). nella sua recente relazione, ha indicato le “sedi” dei gruppi già attrezzati per lucrare sull’affare-giochi: il Nord leccese, Gallipoli, l’area di Aradeo e quella di Parabita-Matino-Casarano fino a Taurisano, Ugento e Acquarica. Per il concreto rischio di infiltrazioni mafiose sono state “commissariate” quattro società di Racale, la cui gestione è stata affidata a professionisti esterni.
«La criminalità ha trovato il modo di trarre utili notevoli dal settore dei giochi e videogiochi; queste attività si sono rapidamente diffuse in tutto il territorio provinciale», ha scritto Motta, ricordando episodi di conflitti sanguinosi tra clan per imporre le proprie macchinette sputa soldi. In tasca loro.

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