Giochi truccati, due fratelli De Lorenzis si dissociano dagli altri due: “Le nostre società in regola”

RACALE.  Primi interrogatori e prime richieste di scarcerazioni in arrivo per i 27 arrestati (19 un carcere, otto agli arresti domiciliari) dell’operazione Clean Game, per stroncare una attività illegale intorno al gioco d’azzardo portata avanti con macchinette falsificate, metodi giudicati dagli inquirenti di stampo mafioso, con frodi nei confronti dello Stato, del sistema informatico e altro ancora.

Tra i reclusi in molti hanno fatto scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari: su questa linea alcuni acusati di Alliste, Racale, Melissano,  Carmiano (l’ex presidente del Real Racale di calcio) e il funzionario dei Monopoli di Stato di Lecce che avrebbe fatto da talpa. Altri invece hanno parlato. Assumono particolare rilievo le dichiarazioni di due dei quattro fratelli De Lorenzis, Saverio e Pasquale, che hanno preso nettamente le distanze dalle operazioni portate avanti da Salvatore, che sembra essere stato da tramite tra gruppi malavitosi salentini (dal clan di Gallipoli a quello di Gioiosa jonica, in Calabria) e da Piero, altro loro congiunto. Saverio e Pasquale, 40 e 43 anni, hanno sostenuto la tesi della piena legittimità delle loro aziende, che contano 120 dipendenti. La dissociazioni trapelata dagli ambienti giudiziari non ha sorpreso chi, in paese, da tempo aveva sentore di una attività bicefala, una svolta nel pieno rispetto delle autorizzazioni statali, l’altra molto più disinvolta con legami datati almeno dieci ani con ambienti della criminalità organizzata che forniva schede elettroniche contraffatte e “sostegno” all’azione di ampliamento forzato della rete degli apparecchi truccati che sostituivano quelli legali, dal Capo di Leuca al Brindisino e oltre. Saranno le verifiche giudiziarie a chiarire se effettivamente le cose stanno così, come chiariranno il ruolo di oltre duecento esercenti di bar, tabaccherie e simili che avevano ospitato le macchinette fasulle.

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