Rifiuti, disagi e debiti: gli Ato hanno le ore contate

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CI VORREBBE UN AMICO MOLTO FORTE In attesa di vedere applicata la riduzione degli Ato da tre a uno in provincia di Lecce, la situazione appare sempre più vicina al tracollo, tra scioperi, aziende senza soldi liti sui bilanci degli Ato

Melissano. Anche per inefficienze, debiti, liti e scandali gli Ato hanno le ore contate. Almeno sulla carta, gli Ambiti territoriali ottimali, ideati nel ‘96 per organizzare al meglio la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi domestici, da questa parte del Sud (Sicilia, Calabria, Puglia) sono miseramente falliti.

Basta seguire le cronache per arrivare a questa conclusione: scioperi minacciati e qualche volta fatti dai dipendenti delle varie ditte, i quali ricevono con costante ritardo (due-tre mesi) gli stipendi;  le loro aziende che boccheggiano perché, a loro volta, anticipano da alcuni anni i soldi che gli Ato non versano nei tempi stabiliti; gli stessi Ato (Lecce 1 al nord, Lecce 2 al centro e Lecce 3 per il Sud Salento)  che se la prendono con i Comuni, colpevoli di non pagare il dovuto se non con larghissimi ritardi.

Intanto alcuni Comuni che vorrebbero uscire da questa ragnatela (si legga del caso di Gallipoli) non possono farlo o non ci riescono. Come non concludere allora che questo sistema-ragnatela ha, per forza, le ore contate?

La Regione Puglia intanto li ha ridotti: non più 15 Ato ma 6, uno per provincia. Da quando? “Fino all’individuazione dei nuovi soggetti di gestione  degli Ato su base provinciale”. Ma di tempo ce n’è ormai ben poco.

Anche perché nei giorni scorsi il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, ha suonato l’allarme: la Regione faccia in fretta ad ultimare la discarica che sarà al servizio dell’Ato 2 (ne fanno parte pure Gallipoli, Alezio, Sannicola, Tuglie)  perchè quella di Ugento dell’Ato 3 (che comprende anche Alliste, Casarano, Matino, Melissano, Parabita, Racale, Taurisano, Taviano) sta per esaurirsi.

Finora in località Burgesi di Ugento sono finiti i rifiuti dei 70 Comuni dei due Ambiti; se l’impianto da realizzare a Corigliano d’Otranto sarà ultimato, non solo ci sarà finalmente un taglio ai costi di trasporto (i rifiuti dell’Ato 2 vanno a Poggiardo per essere stabilizzati e poi in discarica a Ugento) ma sarà scongiurato “il fondato rischio di una nuova emergenza da qui a poco tempo”.  «Non saremo in grado in queste condizioni di superare un’altra stagione estiva», dicono all’Ato 3.

Il pericolo che si corre non è però solo quello di finire in pieno agosto magari, sotto una montagna di immondizie: le Ato, salentine e le Autorità d’ambito (Ada) che le gestiscono, si sono contraddistinte per un altro poco lodevole primato: i debiti. Il  primo posto spetta all’Ato 2 che nel gennaio scorso era sotto di 19 milioni 549mila euro per i mancati pagamenti da parte dei 46 Comuni che ne fanno parte; seguono l’Ato 3 e l’Ato 1 col capoluogo indebitato da solo per 4 milioni. In totale  45 milioni circa. Come fa, un sistema così dissestato ad andare avanti? «Siamo noi ad anticipare i soldi che non danno se non con ritardi anche di 12 mesi i Comuni, siamo noi la loro banca», denunciano all’unisono gli amministratori del consorzio Cogeam e delle altre ditte che operano nel settore.

Allora si è deciso di evitare la triangolazione Comuni-Ato-aziende: che se la vedano tra loro enti locali e imprese e così sarà nelle Ato 2 e 3 (nella 1 è già così). Messi alle strette e con la minaccia di vedere gli impianti chiusi per sciopero alcuni Comuni (tra cui Tuglie, Gallipoli, Racale, Casarano, Alliste, Melissano) si sono detti disponibili a pagare subito congrui acconti sull’arretrato. Ma non basta, evidentemente, tanto che le società del consorzio hanno già avvisato tutti, Procura della Repubblica compresa: la loro capacità di anticipare denari  è finita. e se il servizio primario dovesse interrompersi, per favore, si vadano a cercare i colpevoli altrove.

A caccia di colpevoli per un servizio peggiorato, buchi nei conti e bilanci approvati con troppa leggerezza e – pure questi – in ritardo, vanno anche alcuni sindaci (15) dell’Ato 2 che hanno costretto il presidente Macculi a tornare il 23 febbraio prossimo in assemblea per esaminare i conti finali addirittura del 2009 e per riesaminare i bilanci preventivi (proprio così) del 2010 e del 2011.

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