Piano sociale? Piano piano…

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QUANDO IL CAPOFILA SI FERMA Mentre si procede, con le consultazioni dei vari soggetti operanti sul territorio, a preparare il terzo piano di zona dei servizi sociali, il bilancio del pregresso parla di un ritardo grave: il primo piano, che doveva cominciare nel 2006, è ancora da completare; il secondo, che dovrebbe essere già finito, deve invece ancora iniziare. Qui la sede del Distretto

Gallipoli. Le cifre sono da capogiro, al pari dei problemi che vivono coloro che con quei soldi potrebbero trovare un qualche sollievo, come le madri sole, le famiglie con disabili in casa, persone con problemi psichici e loro congiunti, i poveri. Ma a dare le vertigini sono soprattutto i ritardi del Piano sociale di zona (così si chiama lo strumento fondamentale per fronteggiare sofferenze e disagi) che ha Gallipoli capofila e a seguire sette paesi: Alezio, Alliste, Melissano, Racale, Sannicola, Taviano, Tuglie, per un totale di poco più di 75mila abitanti.

Le cifre, appunto: la somma spendibile complessiva per il Piano di zona 2010-2012 non ancora concretamente partito è di 12.831.145 euro. Avete capito bene: quasi 13 milioni di euro. Di questi tempi, con condizioni generali cioè che acuiscono i malesseri. Le somme non spese, si legge nell’ultimo prospetto redatto dal dirigente dell’Ufficio del Piano di Gallipoli, dottor Guido De Magistris, giugno scorso, ammontano a 1.134.205 euro.  Ma ad entrare nei meccnismi burocratico-amministrativi, si scopre una lacuna ben più grande. Si trova in un’altra scheda della rendicontazione ufficiale dell’annualità 2010.

Su di un totale di 35 servizi da attivare, ne risultano funzionanti soltanto otto per una spesa di appena 902.860 euro. Per gli altri 27 ci sono da spendere 6.278.805,61 euro, che risultano “impegnati” entro il dicembre 2010 ma che ad oggi sono ancora sulla carta. In altre parola, si sa a cosa sono destinati però le procedure per utilizzarli per davvero non sono state ultimate e in parecchi casi neppure iniziate. Se si fa eccezione per due servizi generali, delegati ad altre autorità (affido-adozione e ascolto famiglie), tutto il resto spetta al Comune capofila. Compreso il bonus “prima dote” per la nascita di figli in nuclei con numerosi componenti: nel vicino ambito di Casarano, solo pr fare un esempio, questo servizio per dare un aiuto a famiglie in difficoltà è già stato attivato.

«Nel lontano 2000 la ministra Livia Turco – ricorda la dottoressa Beatrice Sances, dirigente del Consultorio familiare di Gallipoli – pensò bene di riorganizzare tutte le leggi riguardanti le politiche sociali in un unico testo, col nobile intento di rendere più organici ed efficaci gli interventi, con il territorio non più visto per compartimenti stagni, i tossicodipendenti da una parte, i disabili dall’altra, i minori a rischio dall’altra ancora… Il piano di zona doveva essere un piano regolatore di tutti i bisogni sociali di un territorio, coincidente con i distretti sociosanitari».

Amara la constatazione che non basta una buona legge, come la 328 di undici anni fa recepita a livello europeo, per produrre buone pratiche, tra cui la continuità dei servizi alla persona.

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