Gallipoli, i misteri del canale dei Samari, il punto più a nord del parco naturale Isola S. Andrea-Pizzo

 

GALLIPOLI. C’è un mistero nel canale dei Samari, che raccoglie e porta a mare le acque piovare delle Serre salentine, da Tuglie, Parabita, Matino, Casarano e da altre zone del versante jonico. Il corso d’acqua, in piena estate, è quasi asciutto fino a circa 150 metri dal mare. Si possono notare ad occhio nudo erbe selvatiche, rivoli d’acqua chiara e neint’altro. Poi tra il ponte che porta ai parcheggi dei lidi della zona Baia verde e il ponte su cui si srotola la litoranea verso sud, a venti metri dalla spiaggia, succede qualcosa. L’acqua si fa più consistente, diventa limacciosa, di colore marrone ed emana miasmi fognari. Come? Perché? Da dove proviene?

Questo il mistero mai sciolto che però potrebbe finire presto. Gli operatori della ristorazione e balneazione della zona infestata dai cattivi odori, che nei giorni con un certo vento, vedono scappare i clienti, si sono rivolti con un esposto al procuratore Ennio Cillo, attualmente impegnato in prima linea nella scoperta di siti con rifiuti cancerogeni sepolti illegalmente, oltre che al Consorzio di bonifica “Ugento Li Foggi”, al Comune ed all’Asl.

Che qualcosa non va lo sanno anche in Regione, da cui nei giorni scorsi sono giunti i tecnici dell’Arpa (agenzia regionale per l’ambiente) che hanno prelevato dei campioni di liquidi dal canale. Si attendono a giorni i risultati delle analisi. La stessa “Goletta verde” di Legambiente ha in questi giorni segnalato tra i siti inquinati del territorio di Gallipoli proprio la foce del canale dei Samari. Va aggiunto che la foce del corso  d’acqua spesso viene chiusa dal depositarsi di alghe, anch’esse fonte di odori maleodoranti.

 

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