Gallipoli – In un primo momento i lavori avrebbero dovuto terminare entro il 31 marzo; poi, il 14 giugno, avrebbero dovuto finalmente iniziare; ad oggi al secondo piano della torre B dell’ospedale Sacro Cuore non si è messo mano neanche ad un mattone, un cavo, un chiodo. E’ la situazione dell’ex centro trasfusionale d’eccellenza, il secondo in Puglia dopo Molfetta per plasmaforesi. Bloccata la donazione – da metà giugno appunto – del plasma: per i donatori anche per le piastrine si deve andare al Santa Caterina Novella di Galatina. Per quanto riguarda il sangue invece si deve andare al sesto piano dove sono a disposizione tre lettighe (delle sei operanti qualche piano più sotto); resta attiva anche l’autoemoteca domenicale.

Gli interventi da fare nel centro trasfusionale sono venuti fuori da un controllo effettuato dai valutatori dell’Asl. Si tratta, sulla carta, di una rimodulazione degli spazi interni per ricavare, tra l’altro, una sala prelievi più grande; qualche difformità normativa. Eppure questi lavori non sono ancora cominciati. Nonostante la chiusura del centro per tre giorni, a metà, giugno e quindi alle porte della stagione più impegnativa per Gallipoli. “Sembrava essere tutto così urgente e invece niente…”, dice sconsolato Emanuele Gatto, presidente della Fidas provinciale, associazione che proprio sulla donazione di plasma aveva combattuto e vinto una battaglia che aveva portato all’apertura del centro anche di pomeriggio, per due volte la settimana.

Ne avevano beneficiato le attività delle sezioni sparse nel territorio, come Alezio o Taviano, storicamente molto proficue (a Taviano nel primo semestre di quest’anno, per esempio, le donazioni erano aumentate di 78 unità). Invece ecco il blocco totale per il plasma proprio nel periodo in cui, per voce della stessa Asl che ha diramato pochi giorni fa un appello per il fabbisogno di sangue, ne serve di più. Stando alle arte, il centro trasfusionale dovrebbe tornare al secondo piano ad ottobre. “Ma quale ottobre?”, chiedono polemicamente i donatori. Per donare il loro sangue, intanto, gli interessati devono affrontare anche qualche disagio aggiuntivo per raggiungere il sesto piano: come ad esempio l’ascensore spesso guasto (ne ha scritto piazzasalento.it poco tempo fa); i risultati delle analisi del sangue che adesso vanno portate tutte a Lecce con notevoli ritardi sui risultati (un donatore del 4 luglio scorso non li ha ancora ricevuti); segnaletica provvisoria.

Egidio Dell’Angelo custode
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Chi dovrebbe sbloccare la situazione? Forse un raccordo, finora mancato, tra il direttore sanitario dell’ospedale, Egidio Dell’Angelo custode (di Nardò), e il dirigente del Dipartimento di Medicina trasfusionale, Nicola Di Rienzo. Ad estate ormai agli sgoccioli. Del resto, il piano di riordino ospedaliero che inserisce il Sacro Cuore nella fascia di ospedale di primo livello, annette notevole importanza a questo reparto, per il quale è previsto un primario e quattro medici (attualmente ci sono soltanto tre medici, di cui uno vicinissimo alla pensione).

 

 

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